venerdì 28 novembre 2014

UNA DOMENICA IN UN SEGGIO ELETTORALE TEDESCO

Capita ogni quattro anni e ormai è una tradizione. Mi arriva a casa un invito del Sindaco a presenziare nell'unico seggio elettorale del paesino in riva al Reno dove abito per l'elezione del Consiglio comunale per l'emigrazione e l'integrazione. Finora ho sempre accettato anche perché sono stato tra i primi eletti venti anno fa del primo Ausländerbeirat, come si chiamava allora, cioè Consiglio aggiunto degli stranieri, aggiunto al Consiglio comunale cioè, con nessuna possibilità di intervenire nelle decisioni. Solamente il Vorsitzender, il presidente dell'Ausländerbeirat poteva partecipare e parlare, ma senza diritto di voto. Insomma una vaccata. Ricordo che ti stavano a sentire come si ascolta un bambino ritardato, ti facevano la carezzina, ti davano un lecca lecca e finiva lì. Poi c'è stato il primo cambiamento, in peggio. Nel consiglio degli stranieri venivano non eletti, ma designati dal sindaco due elementi di appoggio, tedeschi al 100%, che dovevano consigliare, ma che di questioni tipicamente straniere non avevano la minima idea, cioè l'avevano ma da tedeschi e quindi vi potete figurare il casotto. Fu allora che io uscii dall'Ausländerbeirat, mi dimisi, adducendo come motivo il fatto che la presenza ingombrante di zucconi impediva un normale dibattito. Di nuovo un cambiamento e questa volta in meglio. Via i tedeschi al 100%; potevano partecipare anche stranieri naturalizzati tedeschi; i consiglieri potevano anche tutti e sette -tanti erano in base alla popolazione di Ausländer nel Comune- con diritto di voto al Consiglio comunale. Ma io avevo ormai die Nase voll, come si dice qui, cioè il naso pieno, insomma i maroni gonfiati di queste storie e declinai l'invito dei miei amici. Ma partecipai alle votazioni sempre come elettore e come rappresentante di lista al seggio. 
Questa volta ero l'unico masculo insieme a quattro fimmene, e l'unico Ausländer, anche se tra le quattro una era una turca nata in Germania e naturalizzata tedesca anche in virtù dello jus soli, che qui è fondamentale e che -bada bene- si chiama esattamente così, in latino. Hai capito Salvini?
Preliminari, apertura del seggio ufficialmente alle 13,00 e attesa dei 708 stranieri abitanti in Maximiliansau. Alle 13,30 il primo avente diritto votava, cioè Vincenzo Iacoponi. Fino alle 15,00 ero l'unico elettore che avesse adempiuto al suo diritto/dovere. Poi sono arrivate mia moglie e mia figlia. Insomma tre voti, tutti e tre da un'unica famiglia, nemmeno un turchetto piccolo così. 
Ma io lo avevo previsto. Qui la regola dice che se non votano minimo il 10% degli aventi diritto il voto non è valido. Non avevo visto nemmeno un cartellone che indicasse la data del voto e per che cosa si votasse; non era stata fatta praticamente nessuna propaganda, se ne erano fregati, per pigrizia alcuni, altri -quelli soggetti alla Moschea e al locale rappresentante dell'Islam- perché costui non vuole gli Ausländerbeirat, o i Consigli aggiunti per l'immigrazione e per l'integrazione. Perché? Perché qui i turchi sono il 90% della popolazione straniera e il campione dell'Islam li vuole sottomessi a lui e all'Islam che lui predica e non ai cattivoni cristiani. Sono espressioni sue non mie.
Quando facemmo il primo Ausländerbeirat, venti anni fa, facemmo stampare manifesti, tanti, e li mettemmo agli angoli delle strade. Andammo casa per casa a sollecitare il voto. Votò il 46% dell'intera popolazione straniera. Si astennero solo i fedelissimi della Moschea, ma furono battuti. Allora nella successiva elezione quattro anni dopo fecero una loro lista e pensavano di vincere. Riuscimmo a trascinare anche i paralitici a votare e vincemmo per 219 voti di scarto. Il pacioccone dell'Islam, del suo Islam naturalmente, fu trombato e se la legò al dito. Quando quelli che avevano fatto tuoni e fulmini nelle prime tre elezioni si allontanarono per motivi vari -un paio sono nel frattempo morti, altri sono tornati in patria- fece la voce grossa e impedì con successo che la gente venisse a votare. 
Alla chiusura del seggio, alle ore 18,00 avevano votato nove elettori, di cui cinque erano italiani e due olandesi. Persino due turchi, ma di quelli che non mettono piede nella moschea. La donna infatti ostentava una splendida capigliatura al vento.
Nove su 708 aventi diritto, cioè 1,27%, cioè votazione nulla e arrivederci fra quattro anni.
Personalmente ci sono rimasto male, come straniero, che gente straniera come me avesse così beceramente voltato le spalle al proprio diritto di esprimere un parere liberamente. Ma noi stranieri in certi casi sappiamo farci conoscere dovunque andiamo, purtroppo. 

10 commenti:

  1. Qui, io, non ho diritto di voto alcuno, per quanto riguarda faccende locali.
    Pensa te.
    B.

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    1. Lo so, me lo dicono i miei amici turchi. Anche in Italia si vota per le comunali se si è stranieri domiciliati in un comune e si pagano le tasse. Ma proprio i turchi che pretendono parità di diritti -a ragione- non la concedono in casa loro.
      Non ci si può far niente. Anzi sì che si potrebbe, ma la Turchia dovrebbe entrare nell'EU e accettarne completamente le regole. Per questo e non solo per questo metterei un candelotto di dinamite in bocca e gli darei fuoco a chi non vorrebbe i turchi in EU.
      Ciao B.

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    2. La Turchia credo non voglia davvero entrare nella EU.
      Non gli conviene. Sta molto bene nello status che ha ora.
      Che e' quello di un paese EU per molte cose (tipo per fare domande di grant etc etc).
      Ma non deve rispettare le regole ne' pagare contributi. Meglio di cosi', si muore!

      B.

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    3. Certo che tu ne sai più di me. Io so solo quello che sento dire dai turchi qui in Germania, che avrebbero tutto l'interesse che la loro nazione d'origine si associasse all'EU. Non sarebbero costretti a chiedere -ed ottenere con una certa facilità- la cittadinanza tedesca. Nessun italiano la chiede, nessun francese o olandese o polacco che io sappia l'ha mai "verlangt", non ci pensiamo proprio. Siamo cittadini europei in uno stato europeo ed abbiamo gli stesi identici diritti. Votiamo per il Consiglio comunale, per quello provinciale e per quello del Land dove viviamo. Non votiamo per il Bundestag, ma tutto sommato è meglio. Anche se da parte del SPD è già partita la proposta di naturalizzare tutti gli europei residenti in Germania da oltre 25 anni, dando loro il diritto di scegliere il loro parlamento. Non si perderebbe la propria nazionalità, sarebbe uno status a parte.
      Ala Turchia fa comodo tutto: stanno nella NATO, sono praticamente nell'EU, cioè sono il nostro confine orientale. Forse adesso che arrivano montagne di profughi dalla Siria e quelli in fuga dall'ISIS forse se fossero nell'Unione avrebbero diritto a maggiore sovvenzioni.Ma dovrebbero pagare un forte contributo annuale ed accettare certe regole per loro un po' barocche. Forse -anzi certamente- hai ragione tu: non ne guadagnerebbero niente.

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    4. Credo che alla Turchia non importi davvero dei Turchi in Germania.
      Certo, questo non lo posso sapere per certo.
      Ma una nazione con 80 milioni di persone in patria, alla fine, non e' che ha tanta premura di tutelare chi e' emigrato.
      Per chi e' emigrato, certo, sarebbe meglio avere cose facili e avere la Turchia in EU. Ma per la Turchia, credo che stare dentro davvero la EU sia una scocciatura. Con buona pace degli emigrati.
      B.

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    5. Come all'Italia non importava nulla dei suoi emigranti della prima generazione, che furono barattati per una tonnellata di carbone a testa. I primi 150.000 sono arrivati come merce di scambio. Conosco questa dolorosa e vergognosa storia. Credo si tratti di pura convenienza, come in tutte le cose della politica. Che gliene frega allo Stato turco dei problemi dei suoi emigrati, che ci pensi il paese ospitante a rimuoverli.
      Però i pensionati turchi che sono rientrati in patria -pochini- ricevono la pensione regolarmente fin dal primo mese dall'istituto pensionistico tedesco. In Italia tela cominciano a dare dopo sei mesi. Hai letto bene.
      Vuol dire che ai morti troncano subito la pensione, ma i primi sei mesi sono un obolo forzato alla patria infame.
      Ciao B. come buona domenica.

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    1. Tutto quello che riguarda il nostro paese e i nostri fottutissimi politici è interessante UUiC.
      Buona domenica

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  3. Non tocco l'argomento Turchia, non mi piace chi pretende dei diritti senza prima rispettare i doveri. Sono stato cresciuto nel rispetto delle regole, a lavorare sodo...
    Quello che hai raccontato accade spesso e non solo in Germania o in Italia, ma anche in Francia e altri paesi, secondo me le persone in generale non hanno una vera coscienza politica, si spostano come tante pecore senza preoccuparsi di quello che fanno.
    Un abbraccio

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    1. La coscienza politica penso sia la coscienza dei propri interessi e in questo tutto il mondo è paese. Ma io credo che gli ideali siano man mano stati sepolti dall'intollerante pretesa di avere tutti i diritti senza niente dare in cambio o molto poco. Doveri? Si mangia sta roba? È il guaio caro Xavier è che le moderne generazioni guardano tutte verso il basso, verso il guadagno a basso costo, e se ne fregano del loro futuro.
      Un abbraccio.

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