mercoledì 25 marzo 2015

IL GIORNO CHE LUDOVICA MORÌ

Il giorno che Ludovica morì Luca non c'era. Stava pescando in un laghetto carpe giganti, bestie da almeno venti venticinque chili. Le portava a riva, le teneva in braccio e si faceva fotografare da un amico con quel trofeo, poi le rigettava in acqua. Ne aveva tirate fuori due enormi e fotografate, la terza aveva strappato il filo di nylon e subito riguadagnato il largo, lasciandolo con un muso lungo fino a terra. Adesso se ne rimaneva sdraiato a gambe allargate per riprendere fiato. Pensava a niente, pensava ad un sacco di cose confuse, anche a Ludovica.
Non l'aveva mai incontrata, non ci aveva mai parlato al telefono pertanto non ne conosceva la voce, anzi non conosceva niente di lei, solo una piccola fotografia piuttosto sfocata e di chissà quanti anni prima gli aveva mostrato un volto piccolo affondato in una massa di capelli scuri e ricci, con un sardonico sorriso piantato nel mezzo. Sulla trentina, le aveva scritto lei una volta in una mail, single e niente affatto soddisfatta della vita, ma quello non c'era bisogno che lo dichiarasse perché traspariva da ogni riga dei suoi post quasi giornalieri. 
Ecco, di Ludovica conosceva solamente quello che lei predicava nei suoi post, brevi, secchi dove gli aggettivi latitavano come la punteggiatura. Bollettini di guerra, li aveva definiti lei una volta, una guerra che lei centellinava nel tempo lasciando sempre i suoi commentatori col fiato sospeso su quello che sarebbe capitato di leggere il giorno dopo.
Luca se ne stava sdraiato a gambe larghe pensando proprio all'ultimo post di Ludovica, che aveva letto di corsa prima di partire con le sue canne. Il post parlava di solitudine, di angoscia, sembrava un grido disperato. Luca aveva pensato che gli occorreva un po' di tempo per formulare un commento da amico, da persona che vuole essere utile, e adesso stava appunto pensando al tono del suo commento più che al contenuto, tanto lei oramai lo conosceva assai bene e non aveva bisogno di scrivere molto per farle capire cosa pensasse.
Raccolse le sue canne, salutò i suoi amici e si accinse tornare a casa, perché la voglia di farsi immortalare con in braccio pescioni enormi se ne era andata.
Aprì immediatamente il portatile sul blog di Ludovica. I soliti commenti dei frequentatori abituali. Mancava il suo, che di solito era il primo. Scrisse rapidamente, in punta di pennino, come si suol dire: sobrio, parole scabre, dirette, pochissimi aggettivi per allinearsi allo stile dell'autrice del blog. Lo rilesse e ne fu soddisfatto. Cliccò l'invio. Sapeva che Ludovica avrebbe risposto immediatamente. A quell'ora sembrava stare in agguato davanti alla tastiera del suo computer. Luca si abbandonò sulla poltrona girevole e chiuse gli occhi. Che strana storia era stata la loro, strana certamente da parte sua, ma questo a Ludovica non lo aveva mai rivelato.
Si trattava del sogno, del suo sogno, che faceva da quando era un adolescente, tutte le notti. Andava a letto pregustando il momento in cui l'avrebbe vista: una ragazza bellissima, sempre ridente coi lunghi capelli fulvi avvolti intorno alla testa, alta almeno quanto Luca irradiava gioia intorno a sé. Quante volte aveva avuto l'impulso di correrle incontro e di abbracciarla, ma poi le sembrava troppo bella e troppo irraggiungibile. Così arrivava il mattino e lei scompariva con la luce del giorno. Ogni volta Luca si incitava: parlale, parlale almeno lei ti risponde e senti la sua voce, dille qualcosa, qualunque cosa. Ma invece rimaneva muto e inchiodato al suolo. Conclusa l'adolescenza era finito anche il sogno, lasciandogli il rammarico di non aver mai osato e la nostalgia di quel viso sorridente.
Ciattando a casaccio un bel mattino aveva sbattuto il muso su quel blog agro dolce, di difficile comprensione istantanea. Si era chiesto se l'autrice, una certa Ludovica Zorzi, facesse sul serio o fosse una di quelle adescatrici di curiosi e di sciocchi di cui il web è pieno. All'inizio c'era andato cauto, tastando il terreno come si suol dire. Commenti brevi, ironici, senza esporsi tanto. Lo aveva sorpreso la velocità con cui Ludovica rispondeva, come se stesse aspettando solo il suo commento, ma guardando gli orari si vedeva che faceva così con tutti i suoi frequentatori. Probabilmente usava il cellulare, non era pensabile che se ne stesse attaccata al computer tutto il suo tempo.
Così era nata una frequentazione quotidiana sul blog, prolungata in una serie di email, al ritmo a volte di tre o quattro al giorno e anche più, in cui il loro rapporto era diventato un'amicizia stretta. Quel che Luca non aveva mai rivelato a Ludovica era che fin dall'inizio nella sua immaginazione quel che aveva visto dinnanzi a sé era il volto della fanciulla dei suoi sogni giovanili. Era successo automaticamente, man mano che il feeling tra loro prendeva consistenza. E poco importa se la piccola foto che lei gli aveva inviato via WhatsApp raffigurasse un viso completamente diverso, per Luca lei era la morbida ragazza fulva che gli sorrideva tutte le notti.
Come adesso, sulla poltrona girevole davanti al suo portatile che aspettava la risposta al suo commento: lei stava in un angolo della stanza e gli sorrideva tranquilla.
Ma la risposta stranamente ritardava. E dopo due ore non era ancora arrivata e questa sì che era una cosa sensazionale. 
Si tratta certamente di un contrattempo, pensò Luca e si decise s chiudere il portatile, dato che c'erano un paio di cosette che non poteva rimandare. Ma alla sera, quando riaprì il portatile non c'era ancora la risposta al suo commento. Quel che era peggio al mattino dopo non c'era il solito post sobrio e sferzante. Non c'era niente. Silenzio. 
La sera stessa Luca inviò una brevissima email a Ludovica.
"Che ti sta succedendo?". 
Era preoccupatissimo, ma per quattro giorni tutto rimase in silenzio sul blog di Ludovica.
Il mercoledì sera, alla televisione, sul programma serale del terzo canale "Chi l'ha visto", apparve l'annuncio della scomparsa improvvisa da quattro giorni di Ludovica Zorzi.
Dissero che era scomparsa da casa sua a Padova la mattina del sabato, che aveva 31 anni, altezza un metro e settantun centimetri, occhi scuri, capelli scuri, segni particolari nessuno. Non aveva preso la macchina che stava ancora in garage.
Luca passò una settimana come se stesse nell'inferno, ma non poteva fare niente altro che sperare che Ludovica tornasse. Ogni tanto una guardata alla sua posta elettronica, un'altra al blog dell'amica scomparsa, ma naturalmente non ci fu mai una variazione. Solo silenzio.
Il mercoledì successivo a "Chi l'ha visto" annunciarono il ritrovamento di Ludovica Zorzi padovana. L'avevano ripescata proprio quella mattina i pompieri dal Brenta vicino a Vigodárzere. Omicidio o suicidio, mistero. 
Ancora una settimana dopo sempre durante la stessa trasmissione dissero che l'autopsia non aveva chiarito nessun dubbio e che adesso il cadavere era nell'Obitorio comunale di Padova in attesa che qualche parente la reclamasse per il funerale. Finora non si era fatto vivo nessuno e sembrava che questa donna fosse sola al mondo.
Il giovedì mattina Luca partì per Padova.
All'Obitorio c'era solo un guardiano.
"Voglio vedere la Zorzi".
"Ci vuole un permesso dei Carabinieri", gli rispose il guardiano.
Luca tirò fuori dal portafoglio una banconota ca 50 euro poi, visto che l'altro ancora indugiava, una seconda. Il guardiano si guardò intorno e cacciò in tasca le banconote.
"Facciamo alla svelta, ma io non ti ho mai visto".
Sarà il suo spasimante, pensò e lo introdusse nella stanza delle celle frigorifere.
Ne aprì una, come si apre un cassetto. Dentro c'era un sacco di plastica nero chiuso con una lunga cerniera. Luca si avvicinò e rabbrividì. Dentro c'era un corpo nudo di donna di un colore livido, come pietra antica. Fissò quel corpo intensamente dall'ombelico al collo e poi la guardò in viso e per un pelo non svenne: gli occhi, i lineamenti, la bocca, i capelli fulvi, quella era la donna del suo sogno giovanile, anche nella rigidità della morte manteneva la stessa espressione, come l'aveva vista ogni notte per tanti anni. Cadde in ginocchio e si aggrappò al bordo della lettiga scorrevole che la conteneva, appoggiando la fronte al metallo gelido come per averne un ristoro. Sentì qualcosa sotto le dita, era un cartoncino. C'era scritto qualcosa, ma quello che lo colpì fu il nome scritto stampatello a grosse lettere: P. ZORZI.
"Che significa questa P.?" chiese al guardiano.
"È il suo nome, Paola".
"Ma io cercavo Ludovica Zorzi, quella affogata nel Brenta".
"È in un'altra cella. Sa, Zorzi è un nome molto comune da queste parti. Venga che gliela faccio vedere".
"No, non voglio vederla, mi basta così".
Si alzò in piedi e si diresse verso l'uscita. Fuori il sole quasi lo accecò. Barcollò mentre scendeva i quattro gradini dell'ingresso. Un attimo dopo entrò nella sua auto, mise in moto e sparì.







venerdì 13 marzo 2015

RAPIDA FINE DI UNA BREVE STORIA

Splendida giornata di sole. Luca pensò che si imponeva una camminata lungo la sponda del Reno. L'ultima volta era successo nel tardo autunno dell'anno prima. Tirò fuori dal garage il suo Passat combi e marciò in direzione del fiume. Quando attraversò il ponte a Maxau diede una veloce occhiata alla sponda e la vide colma di popolo che si godeva il sole. Sarà arduo trovare uno spazio libero dove parcheggiare, pensò. Ma ebbe fortuna: mentre procedeva a passo d'uomo vide una BMW uscire da un parcheggio a pettine e subito dopo una piccola cilindrata che le era stata accanto. Un doppio parcheggio, che culo che ho oggi, si disse. Si tenne un po' largo per lasciare abbondante spazio all'apertura della portiera, spense il motore e tirò il freno a mano. Proprio in quel momento una Citroen C3 color verde bottiglia parcheggiò accanto a lui. Al volante una giovane donna coi capelli tagliati cortissimi. Come diavolo esce questa? Si chiese Luca. In effetti tra il fianco destro del Passat e quello sinistro della Citroen c'erano si e no dieci centimetri. Nemmeno dall'altra parte lo spazio era sufficiente per aprire una portiera.
Probabilmente vuole rimanere dentro la macchina a sentir musica, come fanno molti giovani, pensò Luca. Ma proprio in quel momento la ragazza aprì il tettuccio di tela lasciandolo scorrere. Si inerpicò salendo sui sedili prima, poi sul tetto della macchina e saltò fuori.
Una manovra da contorsionista. 
Quando Luca scese dalla sua auto la ragazza stava richiudendo il tettuccio di tela usando un comando a distanza. Era altissima, quasi quanto Luca che superava abbondantemente il metro e novanta. Automaticamente guardò ai piedi della ragazza e vide che indossava scarpe senza tacchi. Era tutta donna e niente tacchi, insomma. Quello che colpì Luca fu la magrezza delle gambe, una magrezza che non alterava però le curve e le forme di gambe belle e affusolate, ma lunghissime. Era chiaramente effetta da macroscelía e a Luca ricordò un vecchio cartone animato in bianco e nero di Walt Disney dove c'era un ragno nero dalle zampe lunghissime come le gambe di quella ragazza. Indossava una giacca di pelle blu corta e attillata, e le gambe le aveva inguainate in leggings neri. Insomma un ragno con la groppa blu, che era uscito dalla Citroen come fanno i ragni, appunto.
Lei si incamminò verso la sponda del fiume e Luca la seguì a breve distanza, come fanno i cani. La ragazza si fermò. Guardava l'acqua scorrere. Luca guardava lei. La ragazza sedette sull'erba incrociando le gambe. Luca le si fermò a tre metri.
La ragazza tirò fuori da una tasca un pacchetto di Marlboro. Ne estrasse una.
-Hai da farmi accendere?
Luca le porse il suo accendino. 
La ragazza estrasse un'altra sigaretta dal pacchetto e tenedole entrambe in bocca le accese. Poi passò a Luca l'accendino e una delle due sigarette.
Luca sedette accanto a lei. 
Fumavano in silenzio; guardavano il fiume.
Sul ponte di ferro passò un treno in una direzione, poi un altro nella direzione opposta, poi ancora un altro dopo qualche tempo in una delle due direzioni, ma Luca non si accorse di quale fosse. Sull'acqua scivolavano di tanto in tanto battelli fluviali carichi di conteiner. Quelli che andavano verso sinistra procedevano lentamente perché risalivano la corrente; quelli che invece andavano verso destra scendevano veloci e quasi silenziosi portati dalla corrente.
Il sole calava lentamente e loro due continuavano a fumare le sigarette della ragazza.
Luca non osava farle domande. Lei non sembrava aver voglia di parlare.Stava scendendo la sera e il sole lentamente si infilava in un banco di nuvole grigio chiaro che era comparso all'orizzonte.
La ragazza spense l'ultima sigaretta e si alzò, incamminandosi verso l'area di parcheggio. Luca la seguì standole al fianco.
-Aspetta che ti sposto la mia auto.
Ma lei aveva già azionato il tetto apribile col telecomando.
Si arrampicò con le sue lunghissime gambe fasciate dai leggings neri e in un attimo fu dentro l'abitacolo. Anche Luca entrò nel Passat. Mentre inseriva la chiave di avviamento nel cruscotto vide la Citroen C3 che si staccava a marcia indietro, faceva manovra e scompariva velocemente.
Luca non mise in moto. Tirò giù lo schienale, ci si allungò e chiuse gli occhi. Non gli sembrò di essersi addormentato, ma era certo di avere sognato una strada asfaltata sotto il sole in mezzo a due pareti altissime e lunghissime di materiale nero, che gli si apriva davanti come una vu rovesciata. Rimase a lungo così disteso. Poi rimise a posto il sedile, accese il motore del Passat, accese le luci e partì.





venerdì 6 marzo 2015

SU TUTTO

Su tutto
il dominio del dolore,

dove il dolore è il soggetto, 
il predicato verbale 
e il complemento,

l'acquisizione di una realtà,
la conquista di te medesimo

la costruzione di un edificio di falsità
mattone per mattone
gradino per gradino.

Certamente,
biascicatore di frottole e di lamentele,
adesso che sei prono in attesa
della tua prossima sventura
ti sia finalmente chiaro
che una sorta di maledizione divina
incombe su di te.

Come pensi di sfuggirle?

Cosa speri?

Dio potrebbe cambiare idea?

martedì 3 marzo 2015

STOP S T O P SSSS TTT OOO PPP

voi non avete fatto niente per me STOP nessuno si è dato da fare per me e nemmeno io per voi e non venite a scocciarmi richiedendo comprensione come una cambiale scaduta STOP in questa stagione di vita merdacea in cui i furbi si accaparrano tutto e lasciano briciole sbavazzate ai fessi nessuno ha il diritto di prelazione di valori che valori non sono più STOP che di sicuro mai furono valori ma che una propaganda strapazzata dava come tali a beneficio dei grulli che ci credono sempre in queste menate del controcazzo STOP che proprio stamattina o ieri sera non ricordo bene ma chi se ne frega leggevo o pensavo o qualcuno mi ha detto che bisogna pensare positivo che è proprio una gran minchiata come se io pensassi negativo e gli altri no o viceversa ma che cazzo ci azzecca STOP con mio figlio che conta le miglia che corre ogni giorno e poi si fa tatuare nomi strani sulla schiena e io gli ho suggerito sul culo e se c'è qualcosa di veramente carino sulla punta del pisello così ogni tanto se lo legge in cinemascope STOP e poi mi viene a raccontare a me che lui corre e io no e che quindi lui pensa positivo perché bisogna credere ma non obbedire e combattere e lui già non mi segue più e dice a sua madre lo vedi che scantona sempre quando gli parlo seriamente STOP e sua madre che poi sarebbe e invece è mia moglie da un sacco di tempo annuisce ma non ha capito una mazza ma non vuole contraddire il figliolino e soprattutto mai dare ragione a me STOP che poi qualcuno mi dovrebbe spiegare cosa c'entra tutto questo con le farfalle che mi volano nella testa e col male che ho a un piede che da un po' di tempo mi fa male tutto un pezzo per volta sì anche il culo che qualche volta mi sforzo di ricordare se questo mal di culo dipenda dal fatto che sono diventato nu poco ricchione ma non mi ricordo ma tutto può essere che i vecchi spesso dimenticano tante cose STOP eppure questo me lo dovrei ricordare perché un conto è essere gay naturale originale con marchio DOC un conto e diventarlo così tanto per sfizio che poi a qualcuno potrebbe venire in mente che io sia un tipo alla ricerca di sensazioni forti STOP e invece io vado cercando un posto tranquillo dove farmi una pennica senza qualcuno che mi venga a rompere i coglioni e voi siete tutti lì che fate la fila col numerino progressivo per potermi scassare il cazzo da mane a sera e perché tu sei egoista e pensi solo ai cazzi e agli stracazzi tuoi e non ti preoccupi di me che soffro e te ne sbatti di tutto quello che ti cade intorno solo ti scansi per non farti prendere in pieno STOP beh certo non sono mica stronzo che mi faccio centrare dalla cacata di vacca che piove dal cielo che ieri ne sono venute giù a tonnellate che erano le vacche di Giorgio Gaber che volavano verso Roma per cagare in testa a tutti i politici del cazzo della gloriosa nazione italica e hanno fatto un giro largo per prendere una veloce rincorsa e stavano tutte sopra la mia capoccia e hanno fatto una prova per vedere se riuscivano a centrare bene bene un politicante della madonna che diceva stronzate STOP e allora plaff giù tonnellate di merda bovina che se non scappo in copertura mi sotterrano e poi via verso la città eterna che già faceva scuro e non c'era più tanto tempo e passando sopra Firenze non potevano farci più niente che avevano nel frattempo cambiato il sindaco e quello di adesso non se lo caga nessuno mentre quello di prima se l'è squagliata nei sotterranei di palazzo Chigi dove le sue ministre gli stanno facendo un trattamento sicuro sicurissimo per rimetterlo a nuovo dopo le fatiche delle mille cazzate che sciorina a tutte le TV nazionali e internazionali STOP che ci vuole una fantasia grandiosa vuoi mettere a trovare tutte quelle cose da raccontare ogni mattina per farsi ascoltare da una platea che ha orecchi solamente per chi gli narra quante volte ha scoreggiato nel cesso della sua cella la presunta assassina di suo figlio Loris che suo marito non la vuole più vedere e poi quante lacrime ha pianto il caporale che ha ammazzato Melania senza crudeltà ma con la delicatezza di trentacinque coltellate così perché lei non stava ferma e poi quante pagine della Bibbia ha letto il pompiere che ha scaricato presumibilmente il cadavere nudo di sua moglie Elena nel fosso davanti casa sua ma solo mogli ammazzano questi non gli capita mai una cugina una suora vergine niente solo mogli STOP e allora tu mi capisci Cri che certa gente beve solo queste cazzate e che il nostro si fa per dire presidente del consiglio se ne deve inventare ogni mattina di cazzate buone buone perché la gente si distragga da queste importantissime cose delittuose STOP che sembra che sua moglie si sia già stufata di questa nuova situazione e gli abbia già dato lo sfratto e dicono che non dorma già più a casa sua e lo si capisce anche dal fatto che sono sei giorni che cammina sempre dentro lo stesso vestito blu un poco stazzonato e chissà se se le cambia regolarmente le mutande e per questo le sue ministre lo stanno rimettendo a nuovo perché è un po' strapazzato e chissà che figuraccia che farebbe se dovesse incontrare una di queste mattine Angela Merkel lei sì bella tranquilla con otto ore di sonno ogni notte e il marito a sorvegliarne la tranquillità del sonno cancellieresco che poi lei se ne frega proprio e quando ha sonno dorme non passa di stanza in stanza distribuendo sorrisini e brani della futura Bibbia STOP e adesso basta che a me Anna Maria non mi sorveglia il sonno e quindi devo recuperare in fretta le forze e a quest'ora non posso pretendere che si metta di nuovo a cucinare per me solo per me perché lei di sera mangiucchia e io o mi metto davanti ai fornelli e mi cucino qualcosa altrimenti mi attacco e quindi buona notte e grazie per il tempo che avete perso per colpa mia STOP  S T O P  SSSTTTOOOPPP

mercoledì 25 febbraio 2015

ELENA V.


Non so perché mi sei venuta in sogno
così com'eri, così come eravamo,
io pedalando il mio triciclo nuovo
attraversavo la strada; avanti a me mia madre
e il mio fratello grande

e allora tu sei uscita dal tuo portoncino
di legno azzurro per giocare sul largo marciapiedi
come facevi ogni giorno, ogni mattina.

A me si è fermato il respiro nel vederti
e i piedi si sono inchiodati sui pedali.

Poi tutti che gridavano e accorrevano
e lo stridio dei freni e il suono disperato
delle trombe dell'autotreno

e mia madre con le mani nei capelli e il più veloce
di tutti mio fratello che mi agguantava
per la vita e mi portava lontano di gran corsa
e il rumore di ferro schiacciato
e il mio triciclo nuovo appiattito sull'asfalto
e tu che piangevi senza fermarti mai.

Pensa quanto sarebbe stato meraviglioso
se fossi morto quella mattina del 1938
con te negli occhi miei che piangevi per me.


***


domenica 22 febbraio 2015

SOSPIRONE SENZA PUNTEGGIATURA

butto la gambe fuori dal letto sbadigliando feroce stanco morto di primo mattino senza bisogno di aspettare che un'altra giornata di merda si sommi alle altre giornate di merda di questo anno indovina un po' di merda e poi sono già stanchissimo e non ho ancora fatto niente ma ho fatto già tanto sono campato per ottantuno anni e nessuno mi ha dato una mano a campare un po' meglio o forse qualcuno me lo aveva detto che questa vita del cazzo era una vita del cazzo ma come fai a credere a chi ti dice simili cosette che poi tu pensi che ti voglia fregare bene che vada che ti piglia pel culo e allora vai che così stai nella media di quelli che vivono sta vita e vorrebbero magari migliorare la condizione umana che nessuno sa che cazzo vuole dire ma tutti fanno sì con la capoccia perché fa tanto chic fare sì con la capoccia oppure no insieme a tutti altri stronzi che fanno sì e no con la capocccia che si chiama consenso o dissenso o come cazzo volete ma comunque è bello stare nell'ammucchiata e fare sì o no con la capoccia senza nemmeno parlare solo mugugnare e sputazzare e vomitare e scoreggiare questo mai dimenticare fare una bella scoreggia al momento opportuno è segnale di proprietà di linguaggio di eiaculazione mentale che poi nemmeno si deve sapere da quale buco sia uscita la scoreggia che la puzza non ha la targa e la giornata incomincia male a cazzo di cane inseguito da cane più grosso incazzato assai cane che corre dietro e ti agguanta le emorroidi o le palle che fa male da cani appunto e allora fugone velocissimo anche se i vecchi di una volta predicavano di mettere sempre il culo al muro e aspettare che cane non morde davanti ma solo di dietro ma da quella parte il cane fa anche altre cose che poi ti trovi solo con una chitarra a suonare come pioveva e ci sono mille modi per farsi inculare in questo mondo ma da un cane di passaggio non lo gradirei nemmeno fossi alla fame nera e senza speranza che poi da piccolo speravo di diventare grande e grande non sono diventato mai ma solo a metà e chi se ne fotte purché non faccia troppo male e poi viene di nuovo sera e si torna a letto ma che idea cretina alzarsi di mattina già stanco morto e fare tutte quelle stronzate sempre le stesse per poi tornare a letto ogni sera e tanto varrebbe rimanerci a letto e che vadano tutti a cagare ma vaglielo a fare capire che non c'era bisogno di Immanuel Kant e di tutti i teocrati e cultori di filosofie orientali per capirlo che le cose andavano fatte in un certo modo che era esattamente il modo opposto a quello che tutti usano per andare avanti che poi nessuno viene a controllare se veramente si vada avanti o dove cazzo qui lì là su oppure giù che poi mi pare che non freghi più niente a nessuno in quale cazza di parte si vada a pascolare che tanto tutto è lecito e tutto è proibito e se tutto è proibito vuol dire che puoi sempre fare quello che ti pare e sostenere che te l'ha detto il medico o il prete o il terrorista della porta accanto che ti si fotte la moglie e ti infila nel culo la canna del suo kalaschnikow e poi fa bum con la bocca ma tu la canna nel culo la tieni bella stretta non si sa mai che di questi tempi riconoscere un amico da un nemico non è semplice e se questo si copre tua moglie almeno ti evita una fatica e lei dopo dorme serafica e forse non ti rompe i coglioni domattina ma adesso bisogna pensare a come farla passare sta giornata di merda e qui siamo ritornati indietro di mille anni e non è una cosa bella edificante diceva nonna che era buona e cucinava bene bene che mamma invece non sapeva fare niente in cucina e poi dimenticava sempre di mettere il sale nel minestrone e magari poi si ricordava e ne metteva troppo e allora o mangiavi sciapo o mangiavi salato e quella era vita con la faccia che faceva mio padre ogni volta e gli occhi spediti in cielo dalla disperazione come guardava Maria suo figlio appeso alla croce così mio padre poveretto che mangiava tutto pure i sassi tanto poi se protestava mamma che poi era anche sua moglie se ne andava infuriata e non ci parlava più per tutto il giorno tempi durissimi quelli in cui cadeva il fascismo e finiva in malo modo una guerra del cazzo fatta da una testa di cazzo e papà diceva che adesso arriveranno i russi e ci scannano tutti ma invece dei russi sono arrivati gli americani che volevano solo ballare e fottersi le ragazze e dato che le ragazze non vedevano l'ora di farsi fottere sono nati in quel periodo tanti figli di puttana che ancora oggi nella nostra amata patria ce ne sono a iosa e però gli americani sono tornati in America da tanto tempo e comunque i figli di puttana hanno fatto sgravare alle loro nuove zoccole tanti altri figli di puttana che adesso dove vai vai dove ti trovi e ti giri solo mignotte vedi che ai miei tempi giovanili solo sulla Salaria e a Forte Boccea e quelle privilegiate a Ponte Milvio quelle che facevano i falò tutta la notte e ti davano pure vino caldo che di notte a Roma fa freddo anche d'agosto e ancora chi come me li ha visti rimpiange i casini e metterebbe un palo nel culo della senatrice Merlin che chiuse le case nel 1954 l'ultimo di settembre che piangevano tutti e io non avevo ancora l'età e mi avevano sempre cacciato quella ultima sera mi fecero entrare perché la quindicina aveva cucinato le paste e le frittatine e c'era una biondina che mi chiese perché non mi avesse mai visto prima ma io ho solo venti anni e la matresse mi conosce perché mi ha sbattuto fuori almeno dieci volte che mi vedeva da lontano e mi strillava tu no riccetto che non hai l'età e allora tu non hai mai copulato non ho mai cosa non hai mai scopato e no come facevo e allora sali che questa sera ti svergino io così per me quella sera è passata alla storia che mi sono fatto la prima scopatona e nemmeno si è fatta pagare omaggio di Gianna perché si chiamava Gianna ha detto lei e mi ha pure baciato che non lo fanno mai ma io ero l'ultimo e se lo voleva ricordare anche lei così poi per giorni non ho pensato ad altro e appena sono uscito la prima sera con la mia ragazza che aveva sedici anni le ho messo le mani sotto le gonne che mi ha strillato che ero matto e che cavolo mi stava prendendo e io le dissi che le ragazze coi ragazzi lo fanno e lei invece era una pecora bastarda e lei mi ha risposto che no non era una pecora bastarda ma una ragazza per bene così abbiamo litigato e per una settimana non è uscita di casa ma io oramai giravo in bicicletta e me ne andavo dove c'erano le prime che battevano all'aperto e cercavo la biondina ma non l'ho più trovata invece mio fratello aveva  avuto la fortuna di nascere molto prima di me e chissà quante se ne era fatte di marchette in casino lui ma poi si era sposato e faceva il casto Giuseppe poi sono andato a Lecce a fare il corso allievi ufficiali di complemento e da lì è cambiato tutto e magari se non l'avessi fatto era meglio ma questo non lo può dire nessuno e la vita è una chiavica e non puoi mai dire che la tua chiavica sia più pulita o più sporca delle altre che gli schizzi ne escono fuori da tutte e sono tutti uguali bisognerebbe vedere se cambiando sesso tornando magari in vita da donna andrebbe meglio ma non credo se tanto mi dà tanto credo che sia tutta una gran trombata e che ognuno se lo ritrova in culo come capita capita e se lo deve tenere perché forse quello degli altri farebbe ancora più male e allora ognuno deve pisciare dentro il buco e non si deve scandalizzare se gli altri pisciano fuori che tanto arriva il giorno in cui tutti pisceremo sui muri come hanno fatto i tifosi olandesi del Feyenord di Rotterdam giovedì sera a Roma in Piazza di Spagna che c'è stata la guerriglia urbana tra chi pisciava sui muri e sulle saracinesche dei negozi e i poliziotti che non lo possono fare me che gli rode il culo di doverle sempre prendere senza mai darle di brutto e così un paio di mazzate sulla schiena di qua una quintalata di bottiglie di birra vuote scaraventate dentro la barcaccia del Bernini di là si è fatta l'ora di andare tutti a vedere la partita e così ci si è dimenticato di tutto perché noi italiani siamo coglioni e tutti lo sanno e possono venire a cagarci sul tappeto buono di casa che a pulirlo pensiamo da soli e magari domani torneranno in vacanza e gli daremo la stanza migliore con vista sulla scalinata di Trinità dei Monti ma che coglioni che siamo fallo in Olanda e ti ritrovi nudo dentro una botte piena di piscio vecchio con uno sbronzo come un cammello che ti piscia sopra la testa ma così si dovrebbe fare e non aspettare che arrivino i combattenti dell'Isis a metterci la canna del kalaschikow in bocca e a chiavarci la moglie e a mettercela incinta di uno schifosissimo maomettano del cazzo e dello stracazzo così quando il pargolo sorte fuori dalla panza di tua moglie sta già col culo per aria a biascicar giaculatorie ad Allah akmar che significa che sto dio fa quello che gli pare mentre il nostro soffre di misericordia pelosa e assolve tutti anche i figli di troia che non mangiano carne di porco che non ti lasciano vedere nemmeno un pezzetto delle loro mogli mentre vogliono scoparsi la tua a culo per l'insù e non bevono alcool ma quando lo fanno si coprono col mantello perché Allah akmar non li veda e di notte si fanno la braciola ai ferri tanto Allah akmar dorme e non sente nemmeno la puzza allora facciamoli entrare nelle nostre case e lasciamogli il nostro posto a letto accanto a nostra moglie e tu spera che domani non piova e che ci sia un bel sole perché mi sono rotto i coglioni di tirarmi il cappuccio in testa col pelo e tutto e dopo sudare e puzzare come un maiale e poi rialzarmi dal letto stanco morto della notte passata a sognare cazzate indecenti tanto dentro i sogni non entra nessuno e non ho mai incontrato qualcuno che abbia sognanto un lindo posto di lavoro una scrivania piena di carte passate e strapassate per il verso giusto e pronte per la firma del capo ma tutti sognano puttane a cosce larghe magari quella bella suorina giovane carinissima che se la incontro da sola in un deserto hai voglia a correre te la faccio arrivare al gargarozzo e domani quando mi rialzo sarà ancora più stanco e incazzato di questa mattina e qualcuno mi spieghi questo mistero che mi sono rotto i coglioni di farci riflessioni che non mi portano in nessun vicolo adesso mi commuovo pensando ai tanti vicoli della mia bella infanzia ma forse non era bella era una cagata come quelle di oggigiorno a Scampia o al Tufello dove nessuno sa chi sia suo padre e si è scordato di chi sia la puttanona che lo ha partorito e tutta questa roba ti si ammucchia dentro e si ammucchia e si ammucchia e travasa fuori e tutto quello che puoi fare è pensare che poteva andarti anche peggio e nascere gay in Iran dove ti avrebbero segato i coglioni e poi buttato nudo dal nono piano e mentre volavi a testa in giù potevi pensare che finalmente la facevi finita e così sia


*****

giovedì 19 febbraio 2015

FRONTIERA NUOVA


Frontiera nuova, prima anelata invano
poi raggiunta, superata.
Modo nuovo di esprimersi,
modo nuovo di amare, di odiare, di vivere.
Frontiera nuova raggiunta
e subito abbandonata.

Abbiamo messo le ali
ma non riusciamo a volare; 
avremmo piuttosto dovuto imparare
a correre sulla schiuma del mare
che invece ogni giorno ci inghiotte,
enorme squalo bianco
dalle fauci sempre spalancate.

Tu chiudi gli occhi e sogna, uomo diverso,
tu chiudi gli occhi e sogna che il tuo ieri
non ebbe mai fine
e il tuo domani non dovrà mai arrivare.

È sufficiente sopravvivere per sognare ancora
e non importa non avere terra, non importa non avere acqua
e poco importa non avere speranze.
Ma non è sufficiente sopravvivere
per vivere e i sogni non durano in eterno.

Potevamo conquistare il mondo a grandi passi
ma adesso chiusi in una stanza
con una tastiera sotto le dita
ci illudiamo di abbracciare il mondo
e invece stringiamo aria stagnante
puzzolente del fumo del mio sigaro.

E io che appartengo a voi niente altro
che per le sconfitte del mio orgoglio ferito
spietatamente per occulte ragioni,
mi sto trascinando sopra un altomare di inganni:
rinnego me stesso e ogni volta
continua a dormire il gallo.

Le mie cene apparecchiate
su nuda arida terra
prepara la mia donna
in accigliato silenzio e non si aspetta
una carezza, una parola buona.

La risacca dei ricordi tenta
di trascinarmi al largo.

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