mercoledì 25 febbraio 2015

ELENA V.


Non so perché mi sei venuta in sogno
così com'eri, così come eravamo,
io pedalando il mio triciclo nuovo
attraversavo la strada; avanti a me mia madre
e il mio fratello grande

e allora tu sei uscita dal tuo portoncino
di legno azzurro per giocare sul largo marciapiedi
come facevi ogni giorno, ogni mattina.

A me si è fermato il respiro nel vederti
e i piedi si sono inchiodati sui pedali.

Poi tutti che gridavano e accorrevano
e lo stridio dei freni e il suono disperato
delle trombe dell'autotreno

e mia madre con le mani nei capelli e il più veloce
di tutti mio fratello che mi agguantava
per la vita e mi portava lontano di gran corsa
e il rumore di ferro schiacciato
e il mio triciclo nuovo appiattito sull'asfalto
e tu che piangevi senza fermarti mai.

Pensa quanto sarebbe stato meraviglioso
se fossi morto quella mattina del 1938
con te negli occhi miei che piangevi per me.


***


domenica 22 febbraio 2015

SOSPIRONE SENZA PUNTEGGIATURA

butto la gambe fuori dal letto sbadigliando feroce stanco morto di primo mattino senza bisogno di aspettare che un'altra giornata di merda si sommi alle altre giornate di merda di questo anno indovina un po' di merda e poi sono già stanchissimo e non ho ancora fatto niente ma ho fatto già tanto sono campato per ottantuno anni e nessuno mi ha dato una mano a campare un po' meglio o forse qualcuno me lo aveva detto che questa vita del cazzo era una vita del cazzo ma come fai a credere a chi ti dice simili cosette che poi tu pensi che ti voglia fregare bene che vada che ti piglia pel culo e allora vai che così stai nella media di quelli che vivono sta vita e vorrebbero magari migliorare la condizione umana che nessuno sa che cazzo vuole dire ma tutti fanno sì con la capoccia perché fa tanto chic fare sì con la capoccia oppure no insieme a tutti altri stronzi che fanno sì e no con la capocccia che si chiama consenso o dissenso o come cazzo volete ma comunque è bello stare nell'ammucchiata e fare sì o no con la capoccia senza nemmeno parlare solo mugugnare e sputazzare e vomitare e scoreggiare questo mai dimenticare fare una bella scoreggia al momento opportuno è segnale di proprietà di linguaggio di eiaculazione mentale che poi nemmeno si deve sapere da quale buco sia uscita la scoreggia che la puzza non ha la targa e la giornata incomincia male a cazzo di cane inseguito da cane più grosso incazzato assai cane che corre dietro e ti agguanta le emorroidi o le palle che fa male da cani appunto e allora fugone velocissimo anche se i vecchi di una volta predicavano di mettere sempre il culo al muro e aspettare che cane non morde davanti ma solo di dietro ma da quella parte il cane fa anche altre cose che poi ti trovi solo con una chitarra a suonare come pioveva e ci sono mille modi per farsi inculare in questo mondo ma da un cane di passaggio non lo gradirei nemmeno fossi alla fame nera e senza speranza che poi da piccolo speravo di diventare grande e grande non sono diventato mai ma solo a metà e chi se ne fotte purché non faccia troppo male e poi viene di nuovo sera e si torna a letto ma che idea cretina alzarsi di mattina già stanco morto e fare tutte quelle stronzate sempre le stesse per poi tornare a letto ogni sera e tanto varrebbe rimanerci a letto e che vadano tutti a cagare ma vaglielo a fare capire che non c'era bisogno di Immanuel Kant e di tutti i teocrati e cultori di filosofie orientali per capirlo che le cose andavano fatte in un certo modo che era esattamente il modo opposto a quello che tutti usano per andare avanti che poi nessuno viene a controllare se veramente si vada avanti o dove cazzo qui lì là su oppure giù che poi mi pare che non freghi più niente a nessuno in quale cazza di parte si vada a pascolare che tanto tutto è lecito e tutto è proibito e se tutto è proibito vuol dire che puoi sempre fare quello che ti pare e sostenere che te l'ha detto il medico o il prete o il terrorista della porta accanto che ti si fotte la moglie e ti infila nel culo la canna del suo kalaschnikow e poi fa bum con la bocca ma tu la canna nel culo la tieni bella stretta non si sa mai che di questi tempi riconoscere un amico da un nemico non è semplice e se questo si copre tua moglie almeno ti evita una fatica e lei dopo dorme serafica e forse non ti rompe i coglioni domattina ma adesso bisogna pensare a come farla passare sta giornata di merda e qui siamo ritornati indietro di mille anni e non è una cosa bella edificante diceva nonna che era buona e cucinava bene bene che mamma invece non sapeva fare niente in cucina e poi dimenticava sempre di mettere il sale nel minestrone e magari poi si ricordava e ne metteva troppo e allora o mangiavi sciapo o mangiavi salato e quella era vita con la faccia che faceva mio padre ogni volta e gli occhi spediti in cielo dalla disperazione come guardava Maria suo figlio appeso alla croce così mio padre poveretto che mangiava tutto pure i sassi tanto poi se protestava mamma che poi era anche sua moglie se ne andava infuriata e non ci parlava più per tutto il giorno tempi durissimi quelli in cui cadeva il fascismo e finiva in malo modo una guerra del cazzo fatta da una testa di cazzo e papà diceva che adesso arriveranno i russi e ci scannano tutti ma invece dei russi sono arrivati gli americani che volevano solo ballare e fottersi le ragazze e dato che le ragazze non vedevano l'ora di farsi fottere sono nati in quel periodo tanti figli di puttana che ancora oggi nella nostra amata patria ce ne sono a iosa e però gli americani sono tornati in America da tanto tempo e comunque i figli di puttana hanno fatto sgravare alle loro nuove zoccole tanti altri figli di puttana che adesso dove vai vai dove ti trovi e ti giri solo mignotte vedi che ai miei tempi giovanili solo sulla Salaria e a Forte Boccea e quelle privilegiate a Ponte Milvio quelle che facevano i falò tutta la notte e ti davano pure vino caldo che di notte a Roma fa freddo anche d'agosto e ancora chi come me li ha visti rimpiange i casini e metterebbe un palo nel culo della senatrice Merlin che chiuse le case nel 1954 l'ultimo di settembre che piangevano tutti e io non avevo ancora l'età e mi avevano sempre cacciato quella ultima sera mi fecero entrare perché la quindicina aveva cucinato le paste e le frittatine e c'era una biondina che mi chiese perché non mi avesse mai visto prima ma io ho solo venti anni e la matresse mi conosce perché mi ha sbattuto fuori almeno dieci volte che mi vedeva da lontano e mi strillava tu no riccetto che non hai l'età e allora tu non hai mai copulato non ho mai cosa non hai mai scopato e no come facevo e allora sali che questa sera ti svergino io così per me quella sera è passata alla storia che mi sono fatto la prima scopatona e nemmeno si è fatta pagare omaggio di Gianna perché si chiamava Gianna ha detto lei e mi ha pure baciato che non lo fanno mai ma io ero l'ultimo e se lo voleva ricordare anche lei così poi per giorni non ho pensato ad altro e appena sono uscito la prima sera con la mia ragazza che aveva sedici anni le ho messo le mani sotto le gonne che mi ha strillato che ero matto e che cavolo mi stava prendendo e io le dissi che le ragazze coi ragazzi lo fanno e lei invece era una pecora bastarda e lei mi ha risposto che no non era una pecora bastarda ma una ragazza per bene così abbiamo litigato e per una settimana non è uscita di casa ma io oramai giravo in bicicletta e me ne andavo dove c'erano le prime che battevano all'aperto e cercavo la biondina ma non l'ho più trovata invece mio fratello aveva  avuto la fortuna di nascere molto prima di me e chissà quante se ne era fatte di marchette in casino lui ma poi si era sposato e faceva il casto Giuseppe poi sono andato a Lecce a fare il corso allievi ufficiali di complemento e da lì è cambiato tutto e magari se non l'avessi fatto era meglio ma questo non lo può dire nessuno e la vita è una chiavica e non puoi mai dire che la tua chiavica sia più pulita o più sporca delle altre che gli schizzi ne escono fuori da tutte e sono tutti uguali bisognerebbe vedere se cambiando sesso tornando magari in vita da donna andrebbe meglio ma non credo se tanto mi dà tanto credo che sia tutta una gran trombata e che ognuno se lo ritrova in culo come capita capita e se lo deve tenere perché forse quello degli altri farebbe ancora più male e allora ognuno deve pisciare dentro il buco e non si deve scandalizzare se gli altri pisciano fuori che tanto arriva il giorno in cui tutti pisceremo sui muri come hanno fatto i tifosi olandesi del Feyenord di Rotterdam giovedì sera a Roma in Piazza di Spagna che c'è stata la guerriglia urbana tra chi pisciava sui muri e sulle saracinesche dei negozi e i poliziotti che non lo possono fare me che gli rode il culo di doverle sempre prendere senza mai darle di brutto e così un paio di mazzate sulla schiena di qua una quintalata di bottiglie di birra vuote scaraventate dentro la barcaccia del Bernini di là si è fatta l'ora di andare tutti a vedere la partita e così ci si è dimenticato di tutto perché noi italiani siamo coglioni e tutti lo sanno e possono venire a cagarci sul tappeto buono di casa che a pulirlo pensiamo da soli e magari domani torneranno in vacanza e gli daremo la stanza migliore con vista sulla scalinata di Trinità dei Monti ma che coglioni che siamo fallo in Olanda e ti ritrovi nudo dentro una botte piena di piscio vecchio con uno sbronzo come un cammello che ti piscia sopra la testa ma così si dovrebbe fare e non aspettare che arrivino i combattenti dell'Isis a metterci la canna del kalaschikow in bocca e a chiavarci la moglie e a mettercela incinta di uno schifosissimo maomettano del cazzo e dello stracazzo così quando il pargolo sorte fuori dalla panza di tua moglie sta già col culo per aria a biascicar giaculatorie ad Allah akmar che significa che sto dio fa quello che gli pare mentre il nostro soffre di misericordia pelosa e assolve tutti anche i figli di troia che non mangiano carne di porco che non ti lasciano vedere nemmeno un pezzetto delle loro mogli mentre vogliono scoparsi la tua a culo per l'insù e non bevono alcool ma quando lo fanno si coprono col mantello perché Allah akmar non li veda e di notte si fanno la braciola ai ferri tanto Allah akmar dorme e non sente nemmeno la puzza allora facciamoli entrare nelle nostre case e lasciamogli il nostro posto a letto accanto a nostra moglie e tu spera che domani non piova e che ci sia un bel sole perché mi sono rotto i coglioni di tirarmi il cappuccio in testa col pelo e tutto e dopo sudare e puzzare come un maiale e poi rialzarmi dal letto stanco morto della notte passata a sognare cazzate indecenti tanto dentro i sogni non entra nessuno e non ho mai incontrato qualcuno che abbia sognanto un lindo posto di lavoro una scrivania piena di carte passate e strapassate per il verso giusto e pronte per la firma del capo ma tutti sognano puttane a cosce larghe magari quella bella suorina giovane carinissima che se la incontro da sola in un deserto hai voglia a correre te la faccio arrivare al gargarozzo e domani quando mi rialzo sarà ancora più stanco e incazzato di questa mattina e qualcuno mi spieghi questo mistero che mi sono rotto i coglioni di farci riflessioni che non mi portano in nessun vicolo adesso mi commuovo pensando ai tanti vicoli della mia bella infanzia ma forse non era bella era una cagata come quelle di oggigiorno a Scampia o al Tufello dove nessuno sa chi sia suo padre e si è scordato di chi sia la puttanona che lo ha partorito e tutta questa roba ti si ammucchia dentro e si ammucchia e si ammucchia e travasa fuori e tutto quello che puoi fare è pensare che poteva andarti anche peggio e nascere gay in Iran dove ti avrebbero segato i coglioni e poi buttato nudo dal nono piano e mentre volavi a testa in giù potevi pensare che finalmente la facevi finita e così sia


*****

giovedì 19 febbraio 2015

FRONTIERA NUOVA


Frontiera nuova, prima anelata invano
poi raggiunta, superata.
Modo nuovo di esprimersi,
modo nuovo di amare, di odiare, di vivere.
Frontiera nuova raggiunta
e subito abbandonata.

Abbiamo messo le ali
ma non riusciamo a volare; 
avremmo piuttosto dovuto imparare
a correre sulla schiuma del mare
che invece ogni giorno ci inghiotte,
enorme squalo bianco
dalle fauci sempre spalancate.

Tu chiudi gli occhi e sogna, uomo diverso,
tu chiudi gli occhi e sogna che il tuo ieri
non ebbe mai fine
e il tuo domani non dovrà mai arrivare.

È sufficiente sopravvivere per sognare ancora
e non importa non avere terra, non importa non avere acqua
e poco importa non avere speranze.
Ma non è sufficiente sopravvivere
per vivere e i sogni non durano in eterno.

Potevamo conquistare il mondo a grandi passi
ma adesso chiusi in una stanza
con una tastiera sotto le dita
ci illudiamo di abbracciare il mondo
e invece stringiamo aria stagnante
puzzolente del fumo del mio sigaro.

E io che appartengo a voi niente altro
che per le sconfitte del mio orgoglio ferito
spietatamente per occulte ragioni,
mi sto trascinando sopra un altomare di inganni:
rinnego me stesso e ogni volta
continua a dormire il gallo.

Le mie cene apparecchiate
su nuda arida terra
prepara la mia donna
in accigliato silenzio e non si aspetta
una carezza, una parola buona.

La risacca dei ricordi tenta
di trascinarmi al largo.

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lunedì 16 febbraio 2015

CHE GENTE STRANA SI INCONTRA NEL WEB

Questo è un post atipico, corto, noiosetto e inusuale per i miei tipi letterari o presunti tali, per cui non mi offenderete se lo ignorerete. È diretto ad una persona, che lancia le pietre e poi nasconde le mani con indifferenza; che lascia insultare i suoi educati ospiti da un imbecille sul suo post personale, senza difenderli, senza osare di dire all'imbecille di moderare i termini, anzi quando uno dei suoi ospiti, io per essere esatti, le chiede espressamente di intervenire risponde che io lo avessi in qualche modo provocato.
Dal 2008 sto sul web con questo mio blog ed ho conosciuto persone strane. alcune stranissime, ma questo soggetto mi mancava. Quando le ho risposto di non ritenermi un provocatore, ma parte offesa, elencandole punto per punto le mie ragioni, ha preferito chiudere il suo blog piuttosto che darmi un minimo di riscontro.
Adesso scrive in una nota senza possibilità di commento di non aver voglia di discutere con me, anzi di non voler avere interazioni al di là della sfera del blog con me. 
E chi le vuole?
Aggiunge, bontà sua, che questo fa "non perché sia orco o disonesto o che altro" ma perché non le va di farlo.
Si è sentita a suo dire controllata e diretta, cioè l'averle richiesto un intervento di moderarazione sul suo blog era un esercizio di controllo da parte mia, un voler dirigere e piegare la sua volontà.
Questa è paranoia pura.
Conclude dicendo di non sapere nulla di me e di non spiegarsi come io possa davvero sentire il bisogno di comunicare con lei.
Si tranquillizzi. Io non ho alcun bisogno di comunicare con una simile persona e sono lieto di non doverlo fare.
Ma allora perché scrivere questo orribile post? Perché non c'è niente di peggio per me che venire dileggiato senza nemmeno poter dire la mia. 
E la mia è questa: va all'inferno Bulut.

giovedì 12 febbraio 2015

BRUCIARLI VIVI TUTTI DENTRO GABBIE DI FERRO

Adesso basta.
Anche se qualcuno storcerà il naso dirò quello che penso brutalmente.
I giovani italiani che nel 1936 partirono per la Spagna, i fascisti per aiutare l'esercito del generale Franco, e gli antifascisti per dare una mano ai repubblicani spagnoli, erano idealisti che combattevano per imporre una loro idea, giusta o sbagliata che fosse, e si fecero massacrare in quella guarra civile. Ma non erano terroristi, non ammazzavano gente innocente, non sgozzavano prigionieri né li bruciavano vivi.
Erano tutti vittime di una ideologia che aveva dato vita a gente come Mussolini, come Hitler, come Stalin. Quella storia finì con una guerra che distrusse mezza Europa, e che causò la guerra fredda, con innalzamento di muri e di cortine di ferro.
Pensavamo fosse finita con la caduta del muro di Berlino e il disfacimento dell'Unione Sovietica, invece il peggio doveva ancora arrivare.
Adesso a poche centinaia di miglia dalle nostre coste, che sono poi i confini della nostra Europa si sta realizzando la creazione di un Califfato islamico dell'ISIS. Questa gente non ha altro ideale che la violenza e non capisce altro linguaggio oltre quello della violenza.
Quanti altri inermi prigionieri dovranno essere barbaramente sgozzati davanti ad una telecamera? Quanti altri dovranno essere arsi vivi dentro gabbie di ferro prima che il cosiddetto mondo civile faccia qualcosa?
Ma cosa deve fare il nostro mondo civile?
Niente chiacchiere.
Niente sproloqui televisivi atti a guadagnar consensi.
Niente sbandieramento di un presunto primato di civiltà.
C'è solo da fare una guerra totale a questa gente e distruggerli fino all'ultimo uomo.
Altrimenti costoro distruggeranno noi.
Le chiacchiere sono inutili perché costoro capiscono solo il linguaggio della violenza.
Quindi violenza. Occorre fare esecuzioni di massa, niente galera perché questi in galera fanno proseliti. Occorre bruciarli vivi dentro gabbie di ferro.
Non sottovalutateli perché adesso sono soltanto poche decine di migliaia, ma diventeranno centinaia di migliaia e arriveranno dentro le nostre città.
Loro ci vogliono distrutti perché siamo diversi, siamo cristiani, rispettiamo le nostre donne, le facciamo studiare, le votiamo nei nostri parlamenti, le facciamo diventare ministre e Cancelliere federali, le lasciamo comandare nostre navi e pilotare nostri aerei, mentre loro le donne le costringono all'ignoranza, velate da capo a piedi, con una timida grata davanti agli occhi onde non andare a cozzare contro i muri, perché chi è ignorante non si fa venire idee di ribellione in testa, ma la tiene piegata la testa come sotto un giogo.
Lasciateli ancora fare e arriveranno a pisciare e a cacare dentro le nostre chiese e si prenderanno le nostre donne, mogli, madri, sorelle e figlie per farne le loro schiave sessuali, islamizzate e riempite di botte.
Niente chiacchiere, ma una guerra spietata senza se e senza ma.
E se qualcuno adesso venisse a tirarmi fuori la litania del "ma noi siamo civili e non facciamo queste cose" io gli darei del coglione che non ha capito ancora niente.

venerdì 6 febbraio 2015

A PARIGI ! A PARIGI !!!

-Parola al servito, disse Dario.
-Piatto, disse Paolo Valente contando i soldi.
-Tre volte il piatto, disse subito Nello Noceroni. Quanto devo mettere? Chiese poi. Come sempre non sapeva fare il conto di quanto doveva mettere sul tavolo.
-È semplicissimo, intervenne Santagostino. Centoventi iniziale, più il piatto che ha fatto Paolo e fanno duecentoquaranta, per tre sono settecentoventi euro. 
-Voi siete matti, borbottò Dario gettando le carte.
Paolo Valente si guardò in giro. Santagostino e Filippo a strascico, avevano passato la mano e Dario aveva buttato le carte.
-Siamo solo io e te, disse a Nello Noceroni. Facciamo due piatti e ce li giochiamo?
-Non ci penso proprio, gli rispose Nello. Tutto e subito.
-Allora rilancio.
-Niente rilancio, replicò Dario; ci dovevi pensare subito.
-E adesso che faccio? Chiese Paolo che già aveva il magone.
-Puoi solo vedere.
-Quanto devo mettere?
-Seicentoventi euro. Gli rispose qualcuno.
Paolo ci mise parecchio tempo a trovare tutti i soldi, smaneggiando in tutte le tasche. Era il solito incasinato e pasticcione. Contò le banconote, le lisciò per bene, poi disse:
-Vedo.
E senza aspettare che Nello parlasse scoprì le sue carte.
-Scaletta al jack di fiori.
-Con due carte? Urlò Nello Noceroni.
-È tutta la sera che non mi entra niente e allora ho provato a giocare storto.
-E io adesso con questi tre assi che ci faccio?
-I tre assi pagano sempre, sentenziò Santagostino.
-Un cazzo, s'infuriò Nello. Perché sto scemo gioca di culo, ecco perché.
-Vinci sempre tu e il culo abita a casa tua, gli rispose Paolo Valente.
Giocarono ancora una diecina di mani senza troppo entusiasmo. Ormai la serata era andata in malora e l'atmosfera pokeristica si era guastata.
-Piuttosto che starla a tirare così come la pelle della pancia di una vecchia andiamocene a casa, propose Dario.
Sembravano d'accordo, ma l'indomani era domenica e nessuno doveva lavorare, per questo stavano tirando mattina. Ma la voglia se ne era andata via.
-Che ora si è fatta? Chiese Nello Noceroni.
-Tra qualche minuto è mezzanotte, gli fu risposto.
Ancora qualche mano di poker senza sussulti.
-E se ce ne andassimo a far colazione a Parigi? Saltò su Nello e gli brillavano gli occhi.
-A quest'ora? Provò a protestare Santagostino.
-Andrebbe benissimo invece, intervenne Filippo a strascico; in sei ore siamo arrivati e alle sette facciamo colazione al Moulin Rouge.
-Ma che avete capito? Replicò Nello Noceroni. Andiamo in aereo.
-Adesso? Fece Dario scettico.
-C'è un aereo qualche minuto prima delle due, che dal Flughafen di Francoforte ci porta dritto dritto al Charles De Gaulle. Se siete d'accordo telefono e prenoto.
Sembravano presi dall'entusiasmo.
-Telefona, telefona, che aspetti? 
-Facciamo colazione a Parigi.
-A Parigi.
-A Parigi.
-Allora, sta telefonata? 
Nello ci mise qualche minuto a trovare la linea giusta. Di sicuro lui a Parigi a quell'ora c'era già andato, perché tutti lo conoscevano bene e sapevano che per meravigliare una ragazza sarebbe volato in Nuova Zelanda o fino alle Isole Salomone.
Lo videro parlare in fretta e prendere appunti. Saltò su come morso da una vipera.
-Abbiamo poco più di mezzora. Hanno cambiato l'orario di partenza: parte all'una e venti e dobbiamo stare all'imbarco non più tardi dell'una.
Presero l'auto di Paolo Valente, perché era una Mercedes SL 350 combi, perché era quella parcheggiata più vicina e perché lui doveva passare da casa a prendere il passaporto. Ci mise un secolo, almeno così sembrò agli altri quattro, ma Paolo era lento, inutile prendersela.
Parcheggiarono nel primo posto auto libero e poi cominciarono a correre, quasi tutti perché Dario e Santagostino marciavano in coda a passo appena appena svelto.
-Fatevi dare intanto le carte d'imbarco, poi facciamo i conti a Parigi. disse Dario.
Quando però arrivarono si accorsero dai musi lunghi che qualcosa era andata storta.
-Che c'è? Chiese Santagostino.
-Il nostro aereo sta già rollando sulla pista, gli rispose Nello Noceroni.
-Qui c'è qualcuno che porta sfiga, esclamò rabbiosamente Filippo a strascico guardando Paolo a muso duro.
-Allora che si fa? Tutti a letto? Si informò Dario.
-Il prossimo per Parigi decolla alle cinque e un quarto. Alle sette potremmo prendere un taxi dall'aeroporto e stare al centro prima delle otto. Ma si tratta di rimanere qui a tirarsi la pelle dei coglioni per quattro ore e a quest'ora non è che ci si possa divertire molto in questo posto.
-Allora fuori una proposta decente, disse Dario, altrimenti tutti a letto e buonanotte Parigi.
Ma erano in stallo: mancava lo schifo di un'idea.
-E se andassimo a buttar giù dal letto Valerio Marri a Colonia? Saltò su Santagostino.
-Ma il suo ristorante adesso è chiuso, disse Nello.
-E chi se ne frega, replicò pronto Santagostino. Lui abita sopra il "Tric Trac", ce lo apre e ci facciamo una bruschetta.
-O un pollo alla diavola.
-O due spaghettini a aglio, olio e peperoncino.
-O cinque litri di cappuccino bollente.
-Allora è deciso, si va a Colonia, concluse Nello Noceroni.
-Un momento, gente, un momento. Strillò Paolo. Il Mercedes sta a riserva dura e io non ho tanti soldi dietro.
-Queste sono cose nuove per chi non ti conosce, gli rispose Nello. 
-Fuori dal Flughafen sull'autostrada per Köln c'è il Tankstelle della ESSO, disse Dario. Sei capace di accostare alla colonnina della Super senza demolirla?

Imboccarono la E35 appena fuori l'aeroporto. Nemmeno un chilometro dopo Paolo fermò al distributore. Nello, che sedeva accanto a lui tirò fuori dal portafogli centocinquanta euro.
-Dovrebbero bastare.
-Faccio il pieno allora?
Nello si voltò verso i compagni dei sedili posteriori.
-Vedrete che a sta macchina adesso viene il singhiozzo dal troppo ridere, disse; questo spilorcio il pieno non lo ha fatto mai di sicuro.
-Insomma faccio il pieno? Ripetè Paolo.
-E quanta cazza di benzina ci vuoi mettere, cinque litri? Gli gridò Nello.
Paolo Paga. Rientra di corsa perché fuori fa freddo. Schizza via. Dentro la macchina qualcuno già ciondola con la testa sul petto. Ma Nello Noceroni tiene gli occhi ben aperti. Mai dormire quando il guidatore è un po' matto come questo. Le mani sprofondate nelle tasche, il collo insaccato nella felpa e via.
Paolo forse è un po' matto ma è un guidatore veloce. Conosce solo la corsia di sorpasso e vola giù per le discese e i curvoni larghi della E35 come se in mano avesse una play station e non il volante di una SL di 380 cavalli. Su e giù tra i fusti altissimi di quella ennesima foresta tedesca. 
Dopo una settantina di chilometri, all'uscita per Limburg, improvvisamente rallenta e lascia l'autostrada.
-Che cavolo ti piglia? Dove stai andando? Gli fa Nello irritatissimo.
-Ti avevo detto che mi avevano parlato di un locale libero qui a Limburg. Dato che stiamo qui ci do un'occhiata.
-A quest'ora della notte? E cosa guardi, i muri esterni?
-La posizione, il colore della casa, le finestre....
-Visto che siamo qui fermatici davanti, che ti ci faccio una pisciata sull'ingresso, mormora Santagostino.
-Ci vuoi fare una pizzeria? Gli chiede Nello.
-Un ristorante.
-E tu vieni da Francoforte ad aprire un ristorante a Limburg? Esclama Dario.
-Dalla grande città delle Banche e dei soldoni in questo bucio di culo? Sghignazza  Filippo a strascico. Tu sei proprio scemo.
-Perché non dici da Roma a Francoforte e poi lui ti apre un ristorante in questa chiavica di paese. Aggiunge Nello tossendo per il gran ridere.
-Voi non capite un cazzo, replica Paolo seccamente.
-Allora faccelo capire tu, che capisci per dieci, fa Dario.
-Voi pigliavate per il culo anche Valerio due anni fa, quando ci ha detto che apriva il "Tric trac" a Colonia. Poi hai visto che roba.
-Vuoi mettere Colonia con Limburg? Gli risponde Nello.
-Questa è una città turistica, risponde Paolo che sta perdendo la pazienza. Qui c'è una cattedrale dell'ottavo secolo.
-E a quelli che vengono in pellegrinaggio tu gli offri le caldarroste, fa Santagostino.
-No, i panini con la porchetta, suggerisce Dario.
Intanto sono venti minuti che vanno a passo d'uomo per le viuzze del centro. Paolo ha abbassato il suo finestrino e guarda ogni cantone.
-Ce l'hai almeno l'indirizzo? Gli chiede Nello.
-Ce l'ho scritto a casa, ma deve essere da queste parti.
-Si capisce, dice Dario facendogli il verso, è sicuramente da queste parti e siccome Limburg non è New York adesso ce lo troveremo di fronte.
-Vai per quella strada, suggerisce Nello.
-Pensi che sia da quella parte? Gli chiede Paolo.
-No, ma da lì si torna in autostrada.
-Si passa pure dal cimitero comunale, dice Santagostino; non avete letto il cartello?
Sembra che Paolo Valente si sia convinto, infatti pigia un po' più il pedale del gas.
-Ferma sta macchina. Te l'ho già detto che mi scappa una pisciata, fa Santagostino.
Paolo ferma la Mercedes e sembra che tutti debbano farne una grande. Adesso sono tutti e cinque sul bordo della strada a gambe larghe e pance in fuori.
-Cos'è quel falò? Chiede Nello sgrullando il batacchio.
-Sento voci di donne, dice Paolo.
-A quest'ora saranno puttane, osserva Nello.
Si stanno avvicinando pian piano col naso per l'insù, curiosissimi.
-Sembrano giovani dalla voce, fa Paolo.
-Giovani puttane, dice Dario.
-Insomma queste sono donne. Quindi dobbiamo mandare Filippo, conclude Nello. Agganciare ragazze è la sua specialità.
-Perché lui? Io non ho bisogno di nessuno, replica Paolo.
-Lo sai perché lo chiamano Filippo a strascico?
-Dimmelo tu. 
-La rete a strascico è una rete grande e pesante con tanti piombi che viene trascinata sul fondo del mare dai pescherecci, cosicché non scappa niente. Hai capito? Spiega Nello a Paolo. Quello che i francesi chiamano "dragueur". Filippo è infallibile.
Ma non c'è bisogno del dragatore. Le ragazze si sono accorte del loro arrivo e fanno ampi gesti con le mani.
-Arrivate giusto in tempo, fa una bella alta. Abbiamo cucinato salsicce coi crauti e ce n'è per tutti.
Forse sarà l'ora o magari il buon odore che sale dalle due padelle, ma adesso tutti sembrano avere una gran fame. Siedono in circolo intorno al falò, chiacchierando e masticando. Poi qualcuno si allontana e chi qua chi là. ognuno ha trovato la sua, perché le ragazze non sono puttane ma vogliono divertirsi e non sembra loro vero la comparsa di quei cinque bei maschioni così ben intenzionati.
Quando spunta l'alba sono di nuovo tutti intorno al fuoco che bevono caffè. Non è Montmartre, né la Feldstrasse a Colonia, ma il caffè è buonissimo a quell'ora del mattino.














sabato 24 gennaio 2015

24 GENNAIO 1960

Una data come tante, penserete. Invece no. Quel 24 gennaio 1960 era una domenica, all'incirca le dodici, all'uscita della chiesa del paese friulano dove un sorteggio aveva scaricato me insieme ad altri cinque sottotenenti di prima nomina, morti di freddo e tetri dentro di tristezza, perché dalla città di Udine eravamo capitati nel paesello.
Avevamo un appuntamento organizzato da un amico e collega di stelletta. Non conoscevo la ragazza, ma tanto dovevo fare solamente da palo, che importava che fosse bella o brutta, quindi aspettavo con animo depresso di vedere uscire sta cozza.
E invece sei uscita tu e la prima cosa che ho visto furono le tue gambe (anche perché da quella parte avevo guardato immediatamente). Mamma mia, ma quanto è alta? Gambe che non finivano mai, snelle, da cerbiatta, come piacciono a me. Poi si guarda sopra e c'è il cappotto che copre tutto o quasi, ma non proprio tutto perchè sotto le spalle c'è un rigonfiamento niente male e poi quel collo lungo e finalmente siamo alla faccia. Capelli fulvi, ricci, occhi grigio verdi, ovale perfetto e poi quelle labbra! Esistono per essere baciate quelle labbra lì. Ma si dovrà aspettare la sera di martedì 27 gennaio per assaporarle.
Dopo un po' che stiamo insieme a chiacchierare mi accorgo che non sto più pensando a Maria Luisa. Maria Luisa chi? Ah già, quella che consideravo il mio grande amore perduto per una vaccata fatta da lei, che aveva sposato un altro. Maria Luisa chi? Quella che non riuscivo a levarmi dalla testa? Ma dove era andata a finire? Come potevo non avere altro per la testa che questa qui, che ha anche un doppio nome, anche una Maria da pronunciare. Anna Maria si chiama e me lo dice a mezza voce, quasi sussurrandolo e poi sempre a bassa voce parla, con un tono che ti scivola dentro come un ruscelletto.
Certo in quei primi momenti ho pensato a cento cose molto interessanti, mai però che cinquantacinque anni dopo sarei uscito di soppiatto per andare a comperarti una pianta, diversa da tutte le altre di cui è piena casa nostra, perché tu la ricordassi in modo particolare. Mai avrei pensato che avremmo messo al mondo quattro figli e messo su una piccola tribù, dove sono tutti onesti e nessuno, nessuno porcaccia vacca, è meno che bello e qualcuno è bello da matti. Beh da un fattore e da una fattrice così si aspettavano cose belle. E sono arrivate, ma soprattutto brava gente, che si è fatta e che si sta facendo strada in questo mondo.
Ne abbiamo passate di tutti i colori insieme noi due, ma mentre tanti che conosciamo e che conoscevamo, tutti che non litigavano mai, si sono già lasciati da anni, noi due che litighiamo un giorno sì e l'altro pure, stiamo ancora qui insieme.
Una ragione ci sarà, dico io e la conosco come la conosci tu.
Auguri signora Iacoponi e complimenti per esserti mantenuta come eri, con parecchie rughe in più ma sempre bella e lo dicono gli altri, mica solamente io.
Questo non è un omaggio, ma un bisogno: il bisogno di farti sapere quanto bene ti voglio.
Ti ricordi come eravamo giovani? A te mancavano undici giorni per fare ventidue anni, a me sedici per farne ventisei. Mamma, che bello che era. Dormivo a pancia sotto (anche tu) e non ronfavo (nemmeno tu). 
Vogliamo provare ad arrivare al settantesimo anno di conoscenza? Si tratta in fin dei conti di soli quindici anni. Dai che ce la facciamo.

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