venerdì 14 novembre 2014

CRONACA DI UN' ALTRA GIORNATA DA DIMENTICARE

Moglie alle sette e mezza del mattino sempre sveglia. Marito ronfa. Moglie sbuffa. Marito ronfato tutta notte, come ogni notte passata, come ogni notte futura. Nessuna speranza di miglioramento. Marito ronfa e basta. Anche di giorno, davanti a TV. Dopo un po' ronfa. Marito dice che spettacoli scelti da Moglie monotoni e noiosi. Marito bugiardo. Marito ronfa anche durante partita di calcio a SKY. Marito guarda sua squadra su SKY e ronfa. Intanto SKY incassa quattrini di abbonamento in Italia. Da conto italiano intestato a Moglie. Allora Moglie paga ronfate di Marito. Brutta bestia Marito in genere. Chi ha inventato Marito? Ma uomini no? Tutto preparato per fregare donne. Sempre tanto carini e affettuosi prima. Regalato fiori e pensierini anche Marito, prima di essere Marito. Dopo dimenticato. Ogni tanto porta fiore bello bello. Orchidea. Qui gatta ci cova. Quando Marito in genere porta regalo tu non sai ma lui sa cosa ha fatto schifosa assai.
Intanto Marito ronfa di brutto. Moglie non aspetta più. Rumore insopportabile. Moglie butta gambe fuori da letto. Esce disperata da camera. Cucina da riassettare, perché Marito ieri sera rimasto alzato per vedere TV, programma sportivo. Schifezze viste e riviste, commenti stupidi sentiti mille volte. Lui rimasto. Lei cercato di dormire.
Moglie riassetta cucina e prepara caffè e toast. Prepara anche tavola. Marito assente come sempre. Caffè pronto. Toast pronti. Marito finalmente in piedi. Sentito odore di mangia.
Marito attraversa stanza da pranzo come zombi. Va avanti, va indietro, torna avanti, torna indietro. Sbadiglia facendo rumore di animali vari. Va verso bagno. Prima di entrare si ferma. È concentrato, molto concentrato. Forse pensa. Possibile? A quell'ora del mattino Marito pensa? Marito scoreggia. Ah, ecco, finalmente capito concentrazione. Mai scoreggiare dentro bagno, sempre scoreggiare fuori di porta del bagno. Rituale pagano propiziatorio.
Marito resta dentro bagno sempre minimo quarto d'ora. Una volta guardato bene. Marito dimenticato porta semi aperta. Marito guarda dentro specchio, fa bocche, fa boccacce, tante, sempre diverse. Marito parla con specchio, non con figura dentro specchio. Marito rimcoglionito parla con se stesso? Forse, nessuno capisce, nemmeno Marito, che poi nega tutto. Moglie finisce toast e caffè. Marito ritorna. Cerca toast. Guarda Moglie con sguardo severo.
-Dove sono i miei due toast?
-Te li fai da solo così li bruci tu.
Nemmeno coraggio di replicare. Marito va a farsi due toast.
Torna e imburra toast. Troppo burro. Scola su tovaglia. Marito pulisce con manica. Come sempre. Inutile sprecare fiato.
Marito finito. Si capisce da rutto gigantesco.
Adesso Marito entra dentro sua stanza di lavoro e accende PC.
Moglie adesso sa che avrà due ore di tempo per fare sue cose tranquilla. 

Marito sempre davanti al PC. Moglie intanto fatto tutto quello che ogni giorno deve fare. Riordinato cucina. Portato panni da lavare in cantina nel vano lavatrici. Messo panni dentro lavatrice. Acceso lavatrice. Entrata nel box privato. Presa cose che le occorrevano. Tornata in casa. Marito sempre chiuso in stanza di lavoro al PC.
Moglie riempie lavastoviglie. Accende e avvia lavastoviglie. Incomincia a preparare pranzo.
Mancano cose. Moglie va in stanza di lavoro e dice a Marito che mancano cose e che si deve andare al Supermercato. Marito grugnisce. Forse ha capito. Moglie ripete paziente che occorre andare nel Supermercato.
-Adesso? Chiede Marito.
-Sì, adesso.
-Allora mi vesto.
Significa adesso finisco qui, poi incomincio a vestirmi. Moglie si veste in cinque minuti. Marito ancora fermo davanti a PC.
-Allora? Sbuffa Moglie.
-Ok! Ok!
Marito finalmente comincia a prepararsi. Mezzora dopo entrano nel supermercato. 
Marito spinge carrello subito verso zona franca. Sempre quella. Rapanelli freschi, frutta, sempre la più cara che c'è, sempre quella che già è in casa, che Marito non vede mai. E soprattutto vino. Prende subito bottiglia di Chianti Gallo Nero. L'ultima volta era Nero d'Avola. La prossima Barbaresco. Moglie non può sbagliare. Marito compra sempre gli stessi vini rossi. Mai bianchi. Solo rossi. 
Moglie deve andare a prendersi carrello perché serve a lei. Marito nemmeno se ne accorge. Dopo Moglie vede che Marito gira come matto cercando carrello. Finalmente vede lei e corre con occhi sgranati. Poi vede finalmente carrello e capisce. Ma non dice niente. Fa finta di niente. Moglie non chiede perché occhi sgranati. Sarebbe troppo cattivo. Però sarebbe carino ascoltare la scusa. Marito molto fantasioso nel trovare scuse, bisogna ammettere.
Arrivati alla cassa Marito ha molto da fare per rimettere la cose acquistate dentro il carrello. Non paga mai. Non può fare due cose insieme. Nessun uomo può fare due cose insieme, solo una per volta, guai solo tentare due cose. Impossibile. Perché uomini hanno due mani? Moglie ha scoperto perché. La destra per scaccolarsi il naso e la sinistra per grattarsi le palle. Qualche volta invertono: destra per palle, sinistra per caccole di naso.
Forse in un altro sistema solare pianeta con uomini forniti di terza mano che possono anche fare due cose insieme fatte bene. Però a dire il vero sono campioni del mondo di grattate di palle e di scaccolamento del naso. Qualcosa sanno fare, vivaddio.
Tornati a casa Moglie subito in cucina a preparare pranzo. Marito di nuovo davanti a PC.
Alle 13:30 si mangia. Una decina di minuti prima ha sentito odore nuovo e arriva Marito. Sempre la solita domanda:
-Cosa si mangia oggi?
Moglie vorrebbe rispondere "cazzi frittodorati" ma ha avuto educazione religiosa da mamma e nonna un po' all'antica e preferisce tacere.
Marito tocca tutto, annusa tutto, scodella zuppiere che bollono, fa cadere acqua di vapore per terra, non riesce a capire di togliersi dai piedi.
-Prepara il tavolo! Ordina Moglie.
Finalmente si decide. 
Marito mangia facendo rumori con bocca forti assai. Beve vino da bicchiere a calice con succhio tipo formichiere. Moglie guarda schifata lui. Marito guarda TG1 come fosse bibbia o film di De Sica. 
Finito pranzo di corsa su divano. Due minuti dopo occhi chiusi, testa indietro, bocca aperta. Un attimo dopo inizia il ronfo. Moglie gli dà spinta con braccio. Marito fa piccola serie di ronfetti. Guarda TV. Due minuti dopo di nuovo testa indietro, occhi chiusi, bocca aperta e ricomincia il ronfo. Moglie spegne TV, si alza e prende libro. Marito non si accorge di  niente e va avanti col ronfo.
Per cena pasto frugale. 
-Hai già mangiato pasta a pranzo. Risponde Moglie a Marito che chiede perché così poco.
Dopo mangiato c'è TV della sera. Programmi tutti uguali. Ronfo sempre uguale. Praticamente Marito ha ronfato tutto il giorno. Appena posa il culo sul divano lui ronfa, tempo due minuti. Capace di resistere in ronfata anche tutta la serata. Incredibile record che batte ogni sera, prolungando nel tempo la ronfata e  aumentandone i decibel.
Passate le 23 Moglie si alza e si prepara ad andare a letto. Marito sembra finalmente sveglio. Qualche programma interessante. Moglie lavati denti va in camera, si spoglia e si infila sotto il piumone. Moglie sa che dovrà combattere con la sua insonnia almeno per un'ora. Verso mezzanotte arriva Marito. Si spoglia velocissimo al buio e si infila sotto il piumone. Per un paio di minuti fa strani suoni con la bocca spalancata. Poi tace. Pochi secondi dopo Moglie sente ritmico ed infallibile il ronfo notturno.
Maledizione! Questo cane non fa niente tutto il giorno e a letto piomba nel sonno profondo come se avesse scavato una galleria attraverso il Monte Bianco. Io che lavoro senza pause non riesco a dormire e a riposarmi. Moglie guarda da parte di Marito e pensa che forse in un'ora riuscirà a dormire anche lei come il sacripante che le sta al fianco.







martedì 11 novembre 2014

CRONACA DI UNA GIORNATA QUALSIASI

Alle nove del mattino come al solito Moglie si lamenta. 
-Anche oggi hai fatto bruciare toast. Non sai proprio dosare il calore di tostatrice.
-Vuol dire che da domani ci pensi tu.
-Anche a questo devo pensare io?
Marito rinuncia a rispondere. Fiato sprecato. Muso sul giornale, l'articolo non potrebbe essere più interessante.
-C'è da andare a portare fuori i sacchi gialli della plastica, dice Moglie. Fra poco passano a ritirarli.
Marito finisce di bere caffellatte. Rutta veloce.
-Dove cavolo stanno stavolta?
-Al solito posto, in cantina, dove sono sempre stati.
Marito tace. Inutile ricordare a Moglie che l'altra settimana erano nascosti sotto il sottoscala, Moglie negherebbe con mano su Bibbia. Marito si alza e scende in cantina. Guarda come ha riempito 'sti sacchi, proprio da donna. Roba pesante va sotto, leggera sopra, lo sanno anche deficienti. Solo Moglie ignora. Marito stringe cordella e chiude primo sacco. Tenta anche secondo sacco, ma cordella si rompe. 
Cazzo! Sola parola decente da trascrivere, resto bestemmie. Camadoi, camadoi, camadoi! Sacco con cordella rotta trasportato come bambino piccolo, dritto appoggiato al petto. Marito stringe troppo, sacco rotto nel mezzo, roba precipita dentro aiuola. Frau di primo piano guarda senza parole. Faccia brutta brutta. Marito sorride, raccoglie roba precipitata, sorride sempre, porta tutto via, fa grosso mucchio dentro resto di sacco e intanto sottovoce insiste: camadoi, camadoi, camadoi!
Operazione finita, solo contenitori latte non scolati prima, scolati adesso su pantaloni di Marito. Anche marmellata appiccicosa. Marito risale scale sempre salmodiando: camadoi, camadoi, camadoi!
-Tutto sto tempo? Moglie non ha visto sacco rotto. Inutile rispondere.
Marito piglia libretto di sudoku e comincia a riempire numeri. Troppo incazzato. Sbaglia due numeri, tre. Butta via libretto di sudoku. Va in bagno e fa bocche brutte nello specchio.
-Esci che devo fare cosa urgente. Moglie furiosa batte pugni su porta.
Cosa urgente sempre quando dentro c'è Marito.
Marito esce. Inutile protestare.
Moglie entra. Dieci minuti e di nuovo esce.
-Dobbiamo andare a fare la spesa. Niente in casa, niente in frigo.
Marito felice. Finalmente capito cosa serve Marito: portare sacchi gialli per plastica, uscire da cesso per cosa veloce di Moglie, fare tassista per Moglie e facchino, sempre per Moglie.
Tassista e facchino sono pagati alla fine. Marito mai.
Spingere carrello, ecco cosa bella da fare per Marito. Moglie non ancora imparato scrivere biglietto con roba da comperare. Andare zig zag, avanti e indietro, ancora zig, ancora zag, di nuovo avanti, di nuovo indietro, e ancora carrello mezzo vuoto. 
-Prendo carne macinata? Chiede Marito.
-Dopo ripasso io, risponde Moglie.
-Ma sta qui in vetrina.
-Ripasso io, ti ho detto.
Inutile insistere. Ripassa lei, ha detto.
Mezzora dopo arrivati alla Cassa. Tutto messo su nastro, cioè Marito mette tutto su nastro, Moglie legge cose scritte piccolissime su piccola busta di minestra precotta. Moglie stringe occhi come cinese ma non ha occhiali e non vede mazza, nemmeno mezza mazza.
Marito paga e mette roba dentro carrello. Moglie cerca sempre di leggere su busta piccola di minestra precotta. Non vede cazzo, ma tenta.
Marito spinge carrello fino a macchina. Comincia a mettere roba dentro grosso contenitore.
-Abbiamo dimenticato la carne macinata, dice Moglie. Tu vai dentro e prendi due dosi.
Marito ritorna dentro supermercato, compra carne macinata, rifà fila lunghissima alla cassa, paga e ritorna con due dosi di carne macinata.
Adesso tutto è a posto. Ripartono. 
A casa macchina rimessa in garage, tirato fuori grosso contenitore di plastica, Marito porta contenitore e un pacco per le scale. Moglie porta pacchetto con cose per bagno.
Marito si sveste e mette abiti per casa, quelli sporchi di latte e di marmellata, ma tanto lei non vede.
Moglie prepara da mangiare, pasto frugale.
-Altrimenti mi diventi troppo grasso, dice Moglie.
C'è minestrina precotta. Nemmeno adesso inforca occhiali, nemmeno legge più. Minestrina scotta, troppo salata. Marito ingozza e zitto.
Si mette davanti a TV per vedere buono programma. Moglie arriva e cambia canale. Sempre cambia canale, mai chiede. Così vedono programma di merda che piace tanto a lei. Marito in compenso comincia a fare pennichella, che appena mangiato fa tanto bene.
Pomeriggio arriva Figlia.
-Macchina rotta, non so cosa abbia. Devo andare in città al centro in un negozio per comperare scarpe. Non ho più niente da indossare.
Moglie subito dice a Marito.
-Hai sentito? Dobbiamo andare in centro a comperare scarpe.
Dobbiamo? Ma solo Figlia non ha niente da mettere addosso. Ma esperienza insegna mai mettersi contro due donne, uomo morto subito. 
Trovare parcheggio in centro città a quell'ora, cosa proibita. Figlia e Moglie che dicono:
-Noi scendiamo, tu trovi posto poi arrivi.
Mezzora solo per trovare merda di posto fuori mano. Adesso mezzora per trovare Moglie e Figlia. Entrare in ogni negozio. Uscire ed entrare nel prossimo. Mezzora poca, forse un'ora.
Sedute in caffè che lo chiamano perché Marito nel caffè non guardava.
-Tutto 'sto tempo per trovare un parcheggio, protesta Moglie. Giusto arrivato in tempo per pagare, che noi non abbiamo spiccioli.
Alle sette di sera si ritorna. Marito ha piedi che fanno male: camminato troppo.
-Non ho voglia di cucinare stasera, dice Figlia. Vengo da voi.
-Nemmeno a me va di cucinare, risponde Moglie.
Guardano Marito.
-Andiamo a mangiare una pizza, papà?
Marito odia pizza, ma risponde OK!
Doveva essere solo pizza, ma poi Figlia vede tortellini al ragù e Moglie cannelloni. Solo Marito mangia pizza, perché oramai ordinato tre pizze e almeno una deve arrivare.
Marito ingozza pizza, che di sicuro gli rimarrà sullo stomaco per due giorni. Figlia chiede anche insalata e Moglie tirami su. Marito paga e basta.
Di nuovo a casa c'è TV da vedere, ma cosa vedere? Moglie arriva e Marito le passa telecomando. Inutile insistere. Vedere programma di musica che Marito detesta, ma Moglie felice e rimane tutto tempo zitta.
Questo è bello, tanto bello.
Poi Moglie spegne TV e dice a Marito:
-Io vado a letto.
Marito velocissimo in bagno per pisciatina rapida. Poi a letto.
Moglie spegne luce e dice:
-Buona notte.
Finalmente Marito si distende e comincia a sognare a occhi aperti nel buio. 
Sogna il deserto del Gobi, del Sahara, i deserti della luna, di Marte, dell'Infinito.

venerdì 7 novembre 2014

I VITELLI DEI ROMANI SONO BELLI

Con queste sei parole prendevamo in giro i somari in terza media, sì perché non si tratta di lingua italiana come sembrerebbe -e come i somari pensavano, facendo allusioni anche alle pecore e alle capre romane, sicuramente bellissime anche quelle- ma di lingua latina. Parlo anche ai miei nipoti, che hanno avuto per grazia divina l'eliminazione del latino dalla scuola d'obbligo, perché di nessuna utilità. Quel ministro dell'Istruzione pubblica sicuramente aveva avuto ai suoi tempi fieri problemi col latino, ma una Camera di deputati ignoranti e sciocchi ha votato una legge iniqua.
I Vitelli dei Romani sono belli -come si evince da due maiuscole, riferentesi a nomi propri- significa "Vai Vitellio al suono della tromba del dio Romano", come ben sanno quasi tutti quelli che seguono il mio blog, almeno tutti quelli  che hanno una cultura classica.
Non è che io oggi voglia fare rievocazioni dei tempi scolastici della mia infanzia e adolescenza, me ne guardo bene dall'annoiarvi con simili chiacchiere, il fatto si è, come avrebbe scritto qualsiasi scrittorello del tardo ottocento e primo novecento, che queste sei vetuste parole mi hanno suggerito una riflessione su certi blogger che vanno forte sul web di questi tempi. Si dipinge la facciata di una casa per modificarne l'aspetto esteriore, ci si trucca il viso per fare scomparire delle rughe, ferme restando le ombre e le incongruenze che rimangono celate sotto. Insomma si ciurla nel manico cercando di manifestare un se stesso ben diverso, e naturalmente assai migliore, vedi caso, del reale. Ci sono blogger che sembra abbiano scambiato il blog per una esaltazione continua e costante della loro intelligenza e del loro primato su tutti gli altri. Cercano l'applauso dei loro lettori, la loro incondizionata adorazione -e ne hanno di pecoroni belanti e plaudenti-, rispondono indispettiti ai pochi che in qualche modo controbattono alle loro pretese di supremazia intellettuale, e arrivano alla cancellazione dei commenti degli "indesiderati", che sono per l'appunto i disturbatori della quiete dei plaudenti.
Una grattatina alla ruggine, una spruzzata di vernice fresca e la carrozzeria sembrerà nuova di zecca e si potrà vendere il brutto "usato" come fosse nuovo. Quello che conta per costoro è dipingersi diversi da come essi sono, complessi, complicati, pieni di misteriose sfaccettature, insomma difficili, belli e tenebrosi. Ricchi di fascino, pensano. Inconsciamente vanno a celare le magagne del proprio carattere e della propria personalità, dilatando enormemente quella piccina e miserrima di cui sono in possesso. Inconsciamente ho detto; temo infatti che coscientemente non siano in grado di rilevare la pochezza che riempie la loro vita, o avrei dovuto dire che svuota le loro giornate. Fortuna loro sono troppo poco intelligenti per rendersene conto. Da ragazzi dicevamo in certi casi: beato te che non capisci niente, così almeno sei felice.

lunedì 3 novembre 2014

EVOCAZIONE



Cruda, essenziale
evocazione di un messaggio
di amore e di odio,
di beatitudine e d'infelicità.
Lo puoi leggere come ti pare.

Vita;

ombra che ristagna;

sconfitta della pietà.



Maximiliansau, 21 aprile 2014

***

giovedì 30 ottobre 2014

GUARDATE CHE DIFFERENZA


Questa non è una barzelletta, né una cosa sognata, questa è realtà tedesca che si può confrontare con quella italiana di tutti i giorni, o meglio di tutti i telegiornali della RAI e di Mediaset.
Non passa giorno infatti che tra le notizie di cronaca non appaia quella di una donna assalita in una strada di Napoli, di Palermo, di Roma, di Milano, di Torino di Vattelappesca dove tra i dettagli, abbondantissimi, non venga messo in evidenza il fatto che nessuno -ripeto, nessuno- degli astanti abbia cercato di impedire la violenza personalmente o chiamando le Forze dell'Ordine. Mai. 
È di ieri la notizia che una madre magrebina, dopo una furibonda lite serale col marito -lite udita da tutto lo stabile, come in seguito molteplici testimoni hanno asserito- durante la notte abbia accoltellato il marito, colpendolo tre volte all'addome e alle spalle. Il marito dopo essersi dato alla fuga è riuscito a recarsi al Pronto Soccorso di un ospedale, dove ha riferito di essere stato aggredito per strada da sconosciuti, per salvare la moglie dall'arresto dato che in casa c'erano le tre figlie della coppia. La donna magrebina invece, rimasta sola in casa, forse in preda alla sindrome di Medea e di Didone, ha tentato di scannare le tre figlie che dormivano ignare di tutto, riuscendo solo in parte nel suo folle intento. Le due più grandi sono morte nei loro letti, la più piccola è miracolosamente sopravvissuta e adesso lotta contro la morte. La donna, certa di averle uccise tutte e tre, si è tolta la vita.
Dal letto dell'Ospedale il marito ferito ha cercato di telefonare a casa, ma non ricevendo risposta ha pregato un suo amico di andare a vedere cosa stesse succedendo. È stato l'amico di famiglia a rinvenire le tre donne morte e la bambina ferita.
Nessuno dei coinquilini dello stabile di cinque piani, pur avendo sentito la concitata lite della sera avanti aveva avuto la bella idea di allertare i Carabinieri o la Polizia. Nessuno. Si fecero tutti i fatti propri. Comportamento tipicamente italiota.
Adesso ascoltate quello che è successo a Saarbrücken, Sud ovest della Germania federale, nella nostra Europa, in questo nostro Mondo.
Mio nipote, che abita in un ostello per studenti universitari, stava nel suo miniappartamento giocando con un suo amico una partita di calcio alla play station. Condivano il gioco con urli gutturali in tedesco, italiano, inglese, francese e chissà quale altra lingua, esultando con urla bestiali ad ogni gol segnato. Quando mia nipote, sua sorella, gli ha telefonato ha sentito queste urla ed ha chiesto allarmata cosa stesse succedendo.
"Giochiamo alla play station, le ha risposto il fratello.
Circa un'ora dopo mio nipote telefonava alla sorella e le raccontava:
"Sapessi cosa è successo. Qualcuno allarmato dalle nostre urla ha avvertito la Polizei che stava succedendo qualcosa di grave. Sono arrivate due auto della Polizei, che hanno immediatamente fatto venire un camion dei Pompieri e un'autoambulanza per il pronto intervento. Poi hanno incominciato a bussare a tutte le porte, chiedendo se avessero sentito urla o rumori di violente colluttazioni. Quando sono arrivate da noi, gli abbiamo risposto che stavamo sentendo musica con le cuffie e che non avevamo sentito niente. Pensa che avremmo dovuto pagare l'intervento di tutti e che ci sarebbe costato bello salato quel gioco alla play station".
Lì per lì, quando mia nipote me lo ha riferito mi ci sono fatto due risate. Poi mi è venuto il magone. Ho ripensato a quello che mi avevano detto appena arrivato in Germania, di stare attento a quello che facevo perché quello tedesco era un popolo di poliziotti e di spie. Allora mi sembrò eccessivo che la gente prendesse il numero di targa di un'automobile che parcheggiava due minuti in divieto di sosta. A conti fatti mi viene oggi da pensare che qui la Polizei conta su un popolo di collaboratori, che hanno il massimo rispetto per la loro divisa e per il loro lavoro; da noi invece si cerca di fregare gli sbirri e quando capita li si riempie di botte, come è successo ieri e c'è subito chi chiede le dimissioni del Ministro agli Interni. Questi comportamenti collettivi fanno anche la differenza e spiegano perché loro siano la locomotiva e noi uno degli ultimi vagoni di questo treno europeo.

martedì 28 ottobre 2014

DESIDERIO RINATO



Si sfoglia l'ombra della luna
sulla parete più lontana della casa.

In questo 
squamarsi di vita
rinasce il desiderio:
è una mano che soave accarezza

fresca come acqua 
appena scaturita.


Maximiliansau, 21 aprile 2014


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sabato 25 ottobre 2014

LA PROSSIMA VORTA LA MACHINA LA PORTO DAR FARMACISTA

Ciò na machina ch'è na bomba, nun se ferma mai, nun consuma ojo, poca benza e va in culo ar monno eppoi ciò er disel che qui in cruccolandia costa poco assà. Dico che voi deppiù? Gnente, m'ariconsolo e poi vaje addì che nun la volevo da comprà perché io co l'Opele nun ciavevo mai camminato e me pareva de fa un torto all'arfa a la mercedesse a la biemmevvù. Invece gnente me la so accattata che nemmeno costava troppo. e poi piaceva a mi moje e se sa a le donne bigna dajelo gni tanto er contentino sinnò nun la fanno mai finita de rompe li cojoni. Eppoi si je tiri giù li sedili davanti te ce fai certe dormite da patreterno. Sì però gni tanto bigna da portalla dar meccanico, che magara bisogna da cambiaje le cinghie de soncazzo che, vabbè allora cambiamojele e non se ne parla più. Primma d'annà in ferie le cambiamo così camminamo tranquilli.
Fanno 800 euri, li mortacci sua. Embè so quattranni che nun te costa 'n cazzo sti sordi li poi puro pagà, no? E l'avemo pagati. So ito drento a n'officina granne, indove che c'ereno puro machinoni come mercedesse, giaguarre, biemmevvù nzomma si ce porteno ste machine vor dì che er meccanico è bbono. Eppoi se sa che si vai all'Opele te peleno.
Nzomma ho pagato e me la so portata via. Partimo e stamo da la mi fija vicino a Udine e la machina nun la movo mai, che tanto la mia fia cellà puro lei e er mi genero puro e ce scarozzeno loro, così se arisparmia. Quanno che tornamo la lasso na nottata ar posto machina nder cortile e ce n'annamo a letto che semo stracchi. A la matina se deve da annà a pijà nunsocché e se parte co la machina. Nun fo manco du metri a marcia de dietro e sotto a la machina mia ce sta un lago nero. E questo che cazzo è? La mi moje è nviperita. Se perde er disele, sta tutto pe tera. Un par de cojoni er disele, questo è ojo der motore. E che vor dì? Vor dì che la dovemo da ripostà ndo l'avemo fatta fa e de gran cariera. Er capoccia me guarda e me fa "succede co le machine, come co le donne, va sempre bene e po na vorta sgareno". Dico guarda come piscia, se lo perde tutto. Me fa adesso nun se po fa gnente perché famo ferie puro noi. Mo te do na machina mia che nun te costa gnente, solo la benza, questa la lassamo qua e quanno tornamo la famo.
Me paresse n'offerta bona e l'aringrazzio puro. Me fo 15 giorni co na Nissan Micra che nun è gnente male, mica come la mia però nun me costa n cazzo.
Quanno torneno me telefona e me fa "ce so tutti li gommini da cambià" e tu cambieli che me lo dichi affà? Ma io nun te la posso fa subbito che ciò er personale ridotto. Quanno? la prossima settimana, tu intanto la machina cellai.
Me la ridà doppo na settimana e m'ariscuce quasi cinquecento euri, che mo me rode er culo de brutto, ma tutto sommato m'è ita bene. Parto da casa mia e vado a casa der mi fijo che sta nemmeno a quindici chilometri e aritorno a casa, nzomma na trentina de chilometri scarsi. A la matina doppo ce sta n'antra vorta na macchia d'ojo sotto ar motore. M'incazzo come un bovo quanno che s'incazza e ce aricorro. Dice nun po esse. Guarda sotto e dimme che cazzo sta a pisciasse l'anima de li mortacci sua? Dice è ojo. E te ce voleva er dottore? Adesso me la fai de corsa che me serve. De corsa nun se po, ciò l'officina piena, portemela giovedì. Così io vado a fette fino a giovedì poi je la porto. Mo guardamo che è successo. Amore mio, guarda che stavorta nun te pago. Bigna da vede quello che è successo. In trenta chilometri nun po succede un cazzo, ve sete scordati quarche gommino. Dice che nun po esse e intanto s'è fatto venerdi e io vado sempre a fette e le bestemmie se coreno de dietro. Ar lunedì m'aritelefona e me fa bigna che arimontamo tutto. E tu arimonta, ma quanto ce metti? Ciò n'omo solo l'antri so ammalati. Che è arivata l'ebbola nell'officina tua? A me la machina me serve. Te la fo in settimana.
Sto ancora a spettà. Jo fatto telefonà dar fidanzato de mi nipote pe avecce un testimone.
Ja arisposto che se tratta de un anello de gomma de l'arbero motore. Me cojoni? Nun era la primma cosa che dovevio da guardà? Eppoi je fa nun se po fa perché er meccanico che la faceva s'è ammalato e l'antri nun ce vonno mette mano.
In sessantanni de guida nun me l'ero mai sentita dì na stronzata come a questa.
Guardate che nun è successo a Roma o a Napoli, nzomma nun è successo nell'Italietta nostra. Succede qui in Germania. Ma si nun lo sapete nun c'é nisuno più stronzo d'un tedesco quanno è stronzo. Va a finì pe avvocati perché io a questo lo denuncio. Nun se po tené na machina ferma drento a n'officina e io me devo da pija er tassì e pagammelo perché tu nun sei bono de fatte rispettà dar personale tuo, che allora me la ridavi e me dicevi portela dall'Opele.
Na cosa bona è che io so assicurato puro pe questioni legali e sta vorta saranno stati sordi benedetti, perché qui l'avvocati so cari assà.
Ma la prossima vorta la machina la porto piuttosto dar farmacista.