venerdì 22 maggio 2015

NOTTURNO


Ora che i primi amici incominciano
a lasciarmi e al telefono non rispondono più,
nuove crepe si aprono sui muri di queste mie giornate.

Troppe le volte che tornammo indietro,
troppe le volte che ricominciammo a costruire
ponti che sapevamo sarebbero crollati,
troppe le attese inappagate, troppi i sogni mai
avverati, troppi gli amori trascurati, traditi, lasciati
a terra come carte sporche, spietatamente.

Malgrado tutto nel cuore scorre sempre sangue fresco
e la voglia di amare e il desiderio di rinnovare
il parco dei sogni, delle speranze, anche a costo
di camminare attraverso i rottami

di una vita che di giorno in giorno continua a diroccare.





In Maximiliansau  il  20 maggio 2015, ora tarda.

***  

domenica 17 maggio 2015

UN ' IMMAGINE LIQUIDA




Tutto quello che apparve
è scomparso in un attimo:
ho visto la tua ombra, ti ho cercata
ma tu non c'eri, non ti trovo più.

La tua tristezza oscura il sole.

Ristagna il mio pensiero
sopra un'immagine liquida.




***
In Maximiliansau

***

mercoledì 13 maggio 2015

VENTI VERSI DA DIMENTICARE


Raccogliere un pensiero in pochissime
parole sgrammaticate e scarne
significa forse essere poeti piuttosto che ignoranti
o poco istruiti o troppo succinti oppure
menefreghisti? Io sono tutto questo e altro ancora
io sono me e controfigura di me.
Essere uomo come mi sento io,
uomo uomo per dirla in breve, mi dà
il rispetto di me stesso, al di là di tutte
le cadute di stile, le grossolane
inutili storiacce che racconto, le bestemmie
che dico, le flatulenze che mollo,
i sogni impuri che faccio a occhi sgranati.

Immensa la beatitudine dell'imperfezione,
sorelle e fratelli; me la scandisce il rumore
cupo di ogni battito del cuore dentro il petto,
la lacrima che scopro ogni mattina
dentro un occhio, ora il destro ora l'altro,
che detergo col dorso della mano
quasi con rabbia, sempre con stupore.




***
Scritta in Maximiliansau durante le ore notturne del 13 maggio 2015 

domenica 10 maggio 2015

AL POSTO DELLA VITA


Ogni giorno leggo, ogni momento
penso, stringo nei pugni
l'aria delle mie evolute
immagini;

m'inseguo, mi raggiungo e mi precedo;

respiro, sospiro e qualche volta
piango, ma unicamente quando sono solo.

Tutto
da quando ho messo i sogni
al posto della vita.


**

Maximiliansau, 10 aprile 2015, di notte.

martedì 5 maggio 2015

GRAZIE E ANCORA GRAZIE AM

A precisa domanda rispose con un chiaro "Sí".
Con quella sillaba la signorina Anna Maria Turolo diventava signora Iacoponi.
Succedeva più o meno in questa ora cinquantadue anni or sono.
Io non mi sono mai abbastanza rallegrato di quel sì così deciso. A lei forse qualche volta sarà passato per la testa che meglio sarebbe stato fosse andata in gita con la sua migliore amica.
Ma non c'è andata e di questo innanzitutto la ringrazio.
E ancora la ringrazio per la sua fedeltà, la sua dedizione, la sua pazienza.
Sopportare me non è stato facile nemmeno per mia madre, figuriamoci per lei, abituata come figlia unica ad averle tutte comode.
Con me ha dovuto subito imparare a dimenticare le comodità, ma si è adattata molto in fretta e bene.
Grazie per avermi fatto sempre trovare la strada in discesa, mentre spesso la salita la faceva lei.
Grazie di avermi generato quattro figli belli e sani, nonché intelligenti.
Si sa ogni scarafone è bello a mamma sua, ma sti quattro so proprio belli.
Educati bene -ci ho messo anche del mio, ma lei li teneva sotto controllo tutto il giorno, per cui a lei va il maggior merito.
Due anni fa c'era tutta la famiglia al completo. Oggi arriveranno alla spicciolata, ma arriveranno.
Grazie anche per questa atmosfera, Annamarì da parte di quello che ha detto "sì" un attimo dopo di te.

domenica 26 aprile 2015

HIN UND ZURÜCK *

Come sopra un tapis roulant.  Luca si era subito accorto di muoversi velocemente senza dover mettere i piedi uno avanti all'altro. Adesso, dopo un po' che si spostava col suo angelo accanto, si accorse di stare su un viottolo illuminato che scorreva in avanti. A fianco del suo, sia a destra che a sinistra, altri viottoli luminosi come il suo andavano nella stessa direzione, sopra ognuno di essi un uomo o una donna affiancati da un angelo. Quello che vide lo incuriosì perché gli altri angeli accompagnatori avevano tutti le ali, solamente il suo ne era privo.
-Non sono balle che mi hanno raccontato da piccolo, gli disse Luca. Guardali i tuoi amici: hanno tutti le ali. Sei speciale tu?
Gli sembrò per un attimo che il suo angelo indugiasse per cercare una risposta, poi gli vide abbassare la testa.
-In un certo senso sono speciale. Sono forse l'unico ad essere stato punito per avere impedito al destino di compiere la sua opera. Ci ho rimesso le ali e buona parte della mia reputazione.
-Non vuoi raccontarmi come sia andata?
-È successo non tanto tempo fa, a Berlino durante l'ultima guerra. Io badavo ad un giovane musicista molto dotato. Mi ero innamorato della sua musica e volevo salvarlo da quel disastro. Una notte sentii che stavano arrivando bombardieri inglesi e mi misi all'erta. Percepii che una bomba stava arrivando proprio sopra la casa del mio custodito e che lo avrebbe ucciso, perché quello era il suo destino, che io conoscevo. Ma non potevo lasciarlo morire così, non volevo. Pertanto volai verso la bomba inglese, l'afferrai, mi ci misi a cavalcioni e ne deviai il percorso mandandola ad esplodere lontano dalla casa del mio protetto. Lui si salvò ma io fui immediatamente degradato ad angelo di seconda schiera e mi furono tolte le ali. Un paio di mesi dopo dovetti assistere senza poter fare nulla all'uccisione del mio musicista, perché la sua sorte si compisse. Gli sparò in fronte un russo di diciotto anni morto di paura.
-Non riavrai mai più indietro le tue ali?
-Non lo so. Forse. Ma dovrò assistere a tanti altri come te prima che questo avvenga e non dovrò mai fare errori, mai immischiarmi in cose più grandi di me.
Per un po' Luca rimase in silenzio, ma non troppo.
-Puoi dirmi come ti chiami?
-Miricriz.
-Era il mio destino farmi ammazzare a carnevale, Miricriz?
-Non so dirti. Qualcosa o qualcuno mi ha impedito di intervenire in tempo. Te l'ho detto che sono arrivato troppo tardi, ma certamente quello era il tuo destino. Qualcuno deve aver pensato che volessi ripetere l'impresa di Berlino e mi ha impedito di starti accanto.
Luca si era accorto che qualcosa stava cambiando: le corsie di quell'immensa autostrada erano ormai talmente vicine che praticamente si toccavano congiungedosi in un'unica enorme corsia, ma ognuno degli occupanti manteneva un suo percorso autonomo. Qualcosa però stava cambiando nell'atmosfera intorno a loro. La luce. La luce stava cambiando, non diminuiva di intensità ma cambiava di colore. Luca lo confrontò immediatamente volgendosi indietro a guardare la strada che avevano percorso: quella era intensamente illuminata di luce chiarissima, mentre davanti a sé vedeva una luce buia, una luce scura sul viola che scuriva man mano che si inoltravano dentro di essa.
-Non devi voltarti indietro, gli disse Miricriz, vedi farlo agli altri?
In effetti adesso che glielo aveva chiesto si accorgeva che tutti fissavano col volto teso verso l'alto un punto indeterminato davanti a loro. Ma lui non riusciva a starsene immobile col muso proteso in avanti. Era più forte di lui e continuamente si girava di qua, di là e soprattutto indietro ad osservare la strada percorsa, a guardare gli altri, insomma ad avere qualcosa da fare come se fosse l'unico cui importasse sapere mentre gli altri accettavano tutto.
Più tempo passava più il quadro complessivo cambiava. Non solamente la luce, che adesso virava su uno scuro marrone brillante, ma anche le genti che popolavano la scena. Mentre all'inizio vestivano ognuno i propri abiti, colorati e diversi, adesso Luca vide che tutti avevano indossato una specie di camicione che si infilava in basso in due capaci stivali. Tutto andava sul marrone brillante che si faceva sempre più scuro, sempre più uniforme. Non tutti però avevano vestito il camicione e indossato gli stivali. Luca si accorse con rabbia che lui era rimasto vestito come era quando gli avevano sparato, solo che la diagonale del sottotenente dei carabinieri era bianca e non nera e brillava nel suo chiarore, unica lì in mezzo. Perché solo io, pensò. Ma non chiese niente a Miricriz, che gli sembrava molto turbato.
E gli altri incamiciati e stivalati si erano messi a marciare, rigidi come soldati, uomini e donne, ragazzi e vecchi, tutti marciavano a petto in fuori con lunghi passi marziali. Solamente lui continuava a starsene fermo sul tapis roulant, che si muoveva al posto suo.
-Che cosa sta succedendo, Miricriz?
-Non lo so, ma ho un brutto presentimento. Voltati e dimmi cosa vedi dietro di te.
Adesso gli diceva di voltarsi, vallo a capire. Lo fece però immediatamente, anche perché era esattamente quello che desiderava fare.
-Vedo una cosa strana, Miricriz.
-Cosa?
-Soltanto la mia corsia è illuminata chiara come era all'inizio, le altre sono tutte scure davanti e dietro chi ci cammina dentro. Sai cosa significa?
-Non mi è mai successo prima d'ora ma comincio a capire.
-Dimmi cosa cominci a capire, Miricriz.
Ma il suo angelo gli afferrò un braccio e gli fece cenno di tacere. Anche questa era nuova.
Luca vide che qualcuno si stava avvicinando davanti a loro.
Un angelo enorme, a gambe divaricate sul percorso.
-Fermi, intimò.
Si fermarono e Luca vide che Miricriz si era inginocchiato immediatamente.
-Lui non è ancora pronto, disse il grande angelo. Riportalo indietro.
Nemmeno il tempo di fare una riflessione e già vide che il tapis roulant aveva cambiato direzione tornando a velocità vertiginosa sul percorso già effettuato. Di nuovo la luce chiara si impossessava del tutto, mentre erano spariti improvvisamente tutti gli altri compagni di viaggio.
-Stammi bene a sentire, gli disse Miricriz. Non ho molto tempo, per cui ascolta e non fare domande. Quando ti lascerò tu dimenticherai tutto quello che hai visto. Dimenticherai me, la strada fatta e tutto il resto. Un giorno ci rincontreremo, quando sarà compiuto il tuo destino.


Un lampo giallo, poi qualcosa di verde chiaro. Odori. Di qualche cosa che pungeva dentro le narici. Rumori. Attutiti, ma rumori di qualcosa che si spostava, oppure era qualcuno che camminava adagio. Di nuovo un lampo giallo. Poi il verdino, poi il quadrante di un orologio a muro. Il fastidio ad una gamba, il braccio faceva anche un po' male.
-Si è mosso.
Qualcuno aveva parlato. Qualcuno si avvicina. Il volto di una donna vestita di azzurro chiaro con una mascherina davanti, si vedono soltanto gli occhi. Qualcuna lo chiama.
-Luca...Luca...mi sente?
Forte e chiaro vorrebbe dire ma non gli esce dalla bocca che un fischietto.
-Non parli, è molto affaticato.
Gli prende una mano.
-Mi stringa la mano se mi sente.
Luca stringe la mano.
-Benissimo. Adesso chiamo il dottore.
Ah ecco dove stava. Se c'era un dottore quella era un'infermiera, anzi due, perché ce n'è un'altra, la vede oramai chiaramente. Sembra la sorella gemella della prima ma sono due diverse. Stringe di nuovo la mano della prima infermiera, quella che gli ha parlato.
-Le spiegherà tutto il medico. Lei è stato ferito gravemente, ma penso che ormai ce l'abbia fatta. Sono passati dodici giorni e mezzo e finalmente lei Luca è uscito dal coma.
Se ne è andata, anche l'altra. Adesso arriverà il medico.
Dodici giorni. Allora carnevale deve essere finito da un pezzo. Adesso ricorda qualcosa. Doveva prendere dei soldi contanti al Bancomat. Poi sono usciti i due pierrot.
Luca chiude di nuovo gli occhi, ma non vuole dormire. Aspetta che arrivi il medico.


* "Hin und zurück" significa avanti e indietro, oppure anche andata e ritorno. 



lunedì 20 aprile 2015

MARE MORTUUM - IL NAUFRAGIO DELLA POLITICA EUROPEA

Chi mi conosce sa che non cavalco le tigri, non vado in cerca dell'applauso facile come certi politici che tanto vanno di moda, ma non si può rimanere inerti e zitti di fronte a una mattanza come quella che si sta verificando davanti alle coste della Sicilia.
La notte tra sabato e domenica un barcone con centinaia di fuggitivi, di schiavi moderni a bordo si è rovesciato. Sembra che siano morte annegate più di settecento persone, tra cui una cinquantina di bambini. Questa mattina un altro naufragio. Oramai non si contano più. 
L'Italia, con "Mare nostrum" e adesso con "Triton" -che non si capisce bene cosa sia- si è dovuta accollare il massimo sforzo, come se la cosa riguardasse solamente la nostra nazione e non l'Europa intera. Esiste un trattato, di cui si sapeva poco, il trattato di Dublino del 2003, che stabilisce che gli emigranti, i fuggitivi, non debbano espandersi oltre i confini del paese che li ha ospitati per primo. Una bella stronzata, perché nel 2003 c'era ancora Gheddafi che bloccava il traffico dalla Libia, non c'era stata ancora la primavera araba e non esisteva ancora l'ISIS, né le turbolenze così atroci degli ultimi anni in Africa, né era iniziata la rivoluzione in Siria. In sostanza non si paventava un esodo così massiccio di popolazioni verso l'Europa, cioè verso l'Italia che è il confine più vicino da raggiungere via mare.
Adesso i nostri cari politici vanno in giro a fare chiacchiere e a mostrare il petto, ma nessuno affronta in sede europea l'argomento con cipiglio e voglia di risolverlo. Tanto meno Renzi, che fa il paino passando da un microfono all'altro, da una telecamera all'altra parlando forbito col suo sorrisino da furbetto.
Ma l'Europa gira la testa dall'altra parte e fa finta di niente.
Questa Europa Unita cosa cavolo è? Un'unione monetaria che favorisce quasi esclusivamente la Germania, che altrimenti avrebbe avuto enormi difficoltà a competere col suo Marco fortissimo con la Lira e il Franco francese assai più deboli.
Oltre all'unione monetaria cos'è? Niente. Non abbiamo una politica estera comune, con un direttorio o un ministro degli esteri che parli a nome dell'Europa e non a nome del suo stato di origine; non abbiamo un esercito comune, nè una marina comune, nè un'aviazione comune, insomma non abbiamo Forze Armate sotto un unico comando e vedrete che bel casino che succederà se si tratterà di fermare questi bastardi dell'ISIS, e prima o poi bisognerà farlo. Se si dovesse demandare tutto alla NATO dovremmo fare i conti con gli Stati Uniti, che nella NATO comandano impunemente, che non avrebbero tanto interesse per motivi loro si capisce di farsi coinvolgere.
E allora a cosa serve questa tanto decantata Europa? A poco o niente. Quando le cose vanno bene tutto va ben madama la marchesa, ma poi arriva la crisi economica e ognuno se la deve sbrigare coi mezzi propri. Poi arriva questa crisi nel Mediterraneo e l'Europa fischietta tranquillamente, tanto ci pensano gli italiani, basta dar loro un contributo in soldoni e sono contentissimi. Poi arriverà -a Parigi e a Copenaghen è già arrivata ma se ne sono già dimenticati- anche l'ISIS magari a Roma e a Berlino, con morti e feriti e si faranno cerimonie con l'intervento della Cancelliera in nero e di Mattarella in capelli bianchi. E poi? Poi niente e amen.

Ho interrotto la serie dei racconti di Luca perché nessuno dovrebbe rimanere inerte ad aspettare che gli sparino sui coglioni, ma dovremmo andare tutti in marcia a Bruxelles ognuno con una cesta di pomodori marci per bersagliare quei poco onorevoli deputati che scaldano le sedie nel Parlamento europeo.
Dovremmo, ma non lo faremo. Ignavia, inerzia, attesa della sera che viene e del letto che ci accolga. 
Mamma mia che vita di merda!