Lo sanno tutti i miei lettori che io in politica sono un inguaribile incompetente, ma a me sembra che siamo in tanti ed i più stanno seduti sugli scanni del nostro Parlamento e del nostro Senato.
A scanso di equivoci parliamo subito di ciò in cui credo.
Credo che effettivamente ci sia stato dal 1994 ad oggi un accanimento della Magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi e non perché fosse un fascista o un rivoluzionario, ma perché nei suoi intenti c'era, prioritario, quello di riformare la Giustizia e punire quei giudici che avessero commesso errori, mandando in galera gente innocente. E poi la separazione delle carriere e quisquiglie di questo genere. Intaccare l'intangibilità della casta, cioè.
Dagli all'untore!
Così, di colpo, quello che era fino allora stato giudicato un probo cittadino è diventato il delinquente da perseguire.
"In Ordnung, zugegeben", ok ammettiamolo.
Ma Berlusconi ci ha messo tanto del suo: la cocciutaggine, la caparbietà, l'arroganza e, permettetemelo, l'assoluta mancanza di intelligenta politica e, permettetemi anche questo, la poca intelligenza in senso lato.
Che non fosse un'aquila lo avevamo capito, ma che fosse cretino, no.
Ragiono terra terra.
Se io mi sono convinto che una certa Magistratura che conta mi vuole eliminare io non aspetto che sia lei a farlo, andando incontro a processi dopo processi, ad accuse di reato le più variegate, le più infamanti, ma mi dimetto, mi tolgo di mezzo, togliendo automaticamente a loro di mano il bastone con cui intendono colpirmi e massacrarmi. In una parolaccia: glielo metto nel culo.
Una volta tornato ad essere il cittadino Berlusconi, l'imprenditore Berlusconi, posso fare i miei passi come meglio credo certo che non avranno motivo di temermi, e che quindi mi lasceranno in pace.
Invece il vecchio stronzo che fa? Si abbarbica alla sua poltrona come un martire che vogliono trascinare al macello, dice e fa una corbelleria dietro l'altra, spacca il suo partito, rinnegando la politica che lui stesso aveva predicato fino a qualche mese prima, dando l'idea chiara di quanta confusione ci sia oramai nella sua testa.
Basti guardare come stia gestendo la questione che gli è scoppiata in mano Galliani-Barbara Berlusconi, nel suo amatissimo Milan, querelle nella quale non è stato capace di fare il benché minimo intervento, per convincersi che l'uomo è in completo decadimento mentale. Ora gli toccherà sborsare una cinquantina di milioni di euro di buonuscita per un servitore onesto, Galliani, dopo ventisette anni e dieci mesi di servizio come amministratore delegato.
E questo per non avere avuto la capacità, lui uomo delle grandiose decisioni, di affrontare una semplice lite in famiglia con la figlia che scalpita, dopo avere già commesso una caterva di errori, vedi la bocciatura di Tevez, che Galliani aveva in pugno, e le fusa a letto con Pato, che una volta finita la voglia amorosa viene sbolognato per quattro soldi in Brasile.
L'uomo è al caffè, non alla frutta; ha fatto già il ruttino e sprofonda in poltrona nel sonno dei vecchietti.
Dice: ma è chiaro, si chiama senilità.
Sì, però purtroppo una massa di almeno nove milioni di italiani -non di imbecilli, ma di gente che ripone in questo ectoplasma tutta la fiducia nel suo futuro- crede in lui ed è pronta a fare chissà quale gran casino, avendo bevuto la frottola del complotto comunista.
Il guaio è che su Berlusconi il PD si spaccherà e si sfascerà, almeno quando arriverà il sosia di Berlusconi, Matteo Renzi, che entra in gioco con le stesse carte con cui entrò l'allor giovane Silvio nel 1994: gli è tutto rotto, gli è tutto da rifare, gridava Gino Bartali, un altro toscano; e Matteo Renzi grida che gli è tutto da rottamare.
Povera patria mia, pura, corrotta e massacrata.