domenica 4 maggio 2014

PERCHÉ SOLO POESIE ?

Alcuni giorni fa, in margine al mio ennesimo brano poetico, Mia Euridice mi ha chiesto: -Perché solo poesie?-
Oh bella, mi sono detto, ecco la domanda da un milione di dollari. Però è bastata per farmi fare una riflessione facile facile: da un po' di tempo scrivo solamente poesie, o presunte tali, non mi arzigogolo più in camminamenti tortuosi di creazioni più complesse come un racconto o uno stralcio di romanzo, un incipit baldanzoso ad esempio, oppure un finale in crescendo rossiniano, ovvero, per restare in tema musicale, una dolce e lenta chiusura tipo le ultime note de "la patetica" del mio autore preferito Tchjaikowsky. Niente di tutto questo: io scrivo brevi poesie, facili, troppo facili forse. Qui mi è sorto il dubbio atroce: non penseranno per caso i miei venti lettori che questo avvenga per scarsezza di idee, per lentezza senile di neuroni affaticati e svogliati, che scelgono argomenti modesti, piattini di frittura mista, per l'incapacità di affrontare argomenti assai più pesanti, ottenuti elaborando preziosi intingoli e variando ingredienti e cottura in modo da realizzare una ricetta da sballo di un'insalatona russa nuova nuova?
Qui la mente mi torna -scusate i salti poco pindarici ma decisamente molto iacoponici- al periodo piuttosto lungo delle mie esposizioni di quadri. Una delle domande più frequenti era: "È un quadro a olio?", perché quasi tutti sono convinti che un olio sia di più difficile fattura di una tempera e di un acrilico, per non parlare di un acquarello, robetta per dilettanti di poco talento. 
Vero esattamente il contrario. Chiunque è in grado di dipingere un olio, che ha tempi di essiccamento lunghissimi e che consente ripensamenti e correzioni anche dopo giorni. Puoi usare molto olio e quindi allungare i tempi di essiccamento. Io sono riuscito a correggere quadri dopo un paio di settimane che li avevo battezzati finiti. Basta usare acqua ragia o benzina o trementina: la si passa sulla tela là dove vuoi cambiare, aspetti che evapori dalla tela e poi ridipingi da capo, tutto qui.
Assai diverso quello che avviene con gli acrilici, laddove anche se adoperi un medium ritardante di sicuro effetto non hai più di tre quarti d'ora di tempo; dopo di che il colore si asciuga definitivamente e inesorabilmente. O sei bravo e veloce o alla fine hai una vera schifezza.
Lo stesso vale per la tempera, per non parlare dell'acquarello, che è la tecnica più difficile che esista in pittura: si può lavare, ma attenzione al dopo lavaggio, restano macchie orripilanti che non vanno più via. In pratica ti conviene distruggerlo per non doverlo nemmeno più guardare.
Qualcuno sento che si chiede: va bene, ma che ci azzecca con la poesia e con la prosa? Il paragone si stava sviluppando nella mia testa, gente. D'accordo che è la mia e non una testa in comune, ma adesso chiarisco, calma. Si tratta per l'appunto di un paragone. Secondo me scrivere una poesia è come dipingere un acquarello. Sembra facile ma è tremendamente difficile. Molto più facile scrivere un racconto, basta mettere una parola dopo l'altra e tirare avanti diritto. Insomma basta avere un'ideuzza e svilupparla frase dopo frase. La si rilegge, la si ricompone, la si riscrive e cambia sempre qualcosa, magari la storia prende un altro sentiero. S'ingolfa in una salita? Si torna indietro e si riparte per un'altra direzione e alla fine si tirano le somme. Essenziale che la storia abbia un senso logico. Chiunque può scrivere un racconto. Ma una poesia è un'altra cosa, un altro par di brache.
La poesia è a volte una parola ascoltata nel buio della propria anima, sedimentata e poi ruminata quando meno te lo aspetti, ma è la punta dell'iceberg, un piccolo iceberg che però ha una sua storia che si esaurisce in poche righe o versi che dir si vogliano. La poesia è uno stato d'animo, una scheggia della propria vita interiore, un murmure nascosto, un ombra misteriosa che appare e poi scompare: hai pochissimo tempo per fermare quell'attimo fuggente ché già è via. Porto sempre con me un taccuino e una biro per trascrivere idee, il più delle volte, ma anche questi lampi accecanti e velocissimi.
Ancora oggi rimpiango di non avere avuto in tasca il taccuino una sera di tanti anni fa, almeno trenta, dove ho avuto tre o quattro folgoranti parole -un verso- di una poesia. Non avevo né biro né taccuino. Ho provato a ripetermi quelle parole dieci, cento volte, ma stavo guidando nel traffico intenso e le ho inesorabilmente perdute. Ricordo solo che era un pensiero bellissimo e folgorante. Finito, perduto per sempre.
Fosse stato un racconto, o una parte di un romanzo, non mi avrebbe fatto né caldo né freddo, avrei rifatto il pezzo rimediando con calce nuova impastata sull'intonaco vecchio. Una poesia non la si può impasticciare da capo: è quella e nessun'altra più.
Adesso di notte mi vengono solamente queste brevi esplosioni e io le trascrivo. Poi mi rimetto a dormire e al mattino, curioso, vado a rileggere e la poesia è lì, quasi sempre finita, da non limare, da non cambiare, perché come ho detto è un momento, solo un momento, che io sono riuscito a fermare e questo mi dà grande soddisfazione.




  

11 commenti:

  1. Non ho letto tutto perché conosci i miei tempi e le mie regole.
    Non conosci mezze misure eh!? E rido...

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    1. Euri, conosco le mie misure. Ignoro se siano mezze o piene e sinceramente non me ne curo molto: io vado a ruota libera, se qualcosa m'ispira scrivo altrimenti no. La tua domanda mi ha intrigato ed ho risposto.
      Viene da ridere anche a me....

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    2. io con le parole sopra avrei fatto almeno quattro post =D

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  2. Che fortuna avere quei lampi che illuminano il cammino.

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    1. Una fortuna? Penso di sì, purché non diventi un'ossessione. E poi, da che mondo è mondo, questi lampi che illuminano il cammino del poeta servono -o dovrebbero servire- a squarciare il buio dentro l'oscurità nascosta di ciascun lettore e a fargli apprezzare piccole cose che fino allora non aveva notato.
      Ciao mariè.

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  3. e capisco perchè il post successivo sia una poesia =D

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    1. Capito al volo, no? Comunque buio pesto pure lì.
      Non c'è gloria per gli artisti....=DD

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  4. Attimi che se riesci ad immortalare diventano eterni, sono d'accordo con te, anch'io reputo le mie poesie schegge impazzite d'anima che prendo e metto a riposare su di un foglio bianco.

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    1. Parli un linguaggio che apprezzo vivamente e riconosco a fiuto: il linguaggio del poeta. Ben arrivato.

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