martedì 24 gennaio 2012

SEGUITO DEL PRECEDENTE

È cambiato qualcosa: è cambiato un fondale, come a teatro.
La paura è sparita, il dolore è sparito. Vede una donna bellissima, giovane e soave, che gli sorride; vede un'altra donna bellissima, ancora più giovane, che le sta accanto. Anche lei sorride.
Adesso riesce a camminare, ma cade sempre: cammina e ruzzola, un passo e giù, due passi e giù, e le due donne bellissime sorridono sempre.
Può aprire la bocca e dire qualcosa, qualcosa che gli dà gioia dire: "...mma...mma...mma"; tutto qui.
"...mma...mma...mma" niente altro.
Ma ci mette dentro tutto l'entusiasmo del suo giovanissimo cuore.

Di nuovo il fondale di scena cambia, più volte, in modo confuso.
Adesso in primo piano c'è un manubrio di bicicletta che oscilla, e una ruota anteriore che scarta, un po' a destra e un po' a sinistra, perché ingoia troppo voracemente la strada che le sta sotto. E sempre più spesso scarta la ruota verso sinistra, verso il centro della strada, troppo.
Un suono lacerante, una frenata stridente, a morire. Ma il camion non si arresta: sfila di fianco perché è troppo pesante.
Adesso il manubrio della bici non oscilla più, la piccola ruota non scarta più: la bicicletta è lontana e ferma, rovesciata su un fianco. Adesso c'è l'ombra di un'altra ruota, enorme, la ruota del camion e un forte sapore di sangue in bocca. 
-Oh madre mia! Oh madre di Cristo! È ferito il ragazzo? È grave assai?
Qualcuno accorre.
L'autista del camion salta giù dalla cabina. È bianco in faccia come un morto.
-No, per il sangue di Cristo! No, perdio! Che io ho moglie e figli da mantenere.
Lo tira su, lo tirano su in tanti, perché adesso tutti accorrono e tutti gridano. C'è una gran confusione.
"Cosa dico a mia madre?", pensa.
Si è strappato i pantaloni e non trova più una scarpa. La bici è tutta contorta.
"Mio padre mi ammazza di botte", pensa. "È il suo regalo per il mio compleanno".
Poi una voce disperata sovrasta tutte le altre. È un urlo:
-Chicco! Chicco! Che ti è successo?
È nonna Antonietta. Lei sola lo chiama così, perché è piccolo come un chicco di riso.
E piange nonna Antonietta, tutte le sue lacrime.

Ancora sole e caldo. Ha la gamba sinistra ingessata: frattura della fibula in seguito a caduta rovinosa da bicicletta, con la testa arrivata a fermarsi a mezzo palmo da una gigantesca ruota di un camion carico di sabbia.
Cammina piano piano, per meglio dire saltella. Lo accompagna una bambina bionda, diafana e bellissima. Si chiama Alessia, è sua cugina carnale, di un anno più giovane. Ne è segretamente innamorato ma non glielo ha mai rivelato. Lei però ha un giovane amico, un ragazzo del suo paese. Si chiama Amedeo. Non parla mai, ma spunta sempre accanto a lei quando escono per passeggiare un po', perché la gamba ha bisogno di movimento continuo. Alessia sembra contenta di incontrarlo ogni volta; forse è innamorata di lui.
-Non affaticarti troppo, Chicco, si raccomanda nonna Antonietta, e non venite tardi per il pranzo.
Fra poco anche questa estate sarà finita: ogni pomeriggio dall'orizzonte arrivano nuvole scure e di sera sul tardi piove. Non si può più andare di sera in cortile a chiacchierare sotto l'albero di fico, nemmeno col pullover. Fra poco dovrà tornare in città. Amedeo rimarrà solo con Alessia, uscirà ogni giorno da solo insieme a lei e non avrà più rivali di città.

15 commenti:

  1. Chissà perché i racconti d'infanzia possiedono sempre una magia tutta loro. Anche da questo ne sprizza molta, e sembra di essere lì, col camionista disperato e poi col bambino innamorato della cuginetta... forse il segno del periodo buio della narrativa italiana è che ci sono poche storie con protagonisti bambini, e in quelle poche sembrano quasi sempre pupazzi, rabberciati a fatica da chi l'infanzia non la ricorda o non la sa rievocare su carta, perché non è uno Scrittore...
    Grazie Enzo. Ciao! :)

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  2. Tutto vero. C'è solo da aggiungere una postilla: scrivere una storia d'infanzia non è facile, si corre il rischio di cadere nel melenso; occorre molta attenzione a non scivolare sopra e sotto le righe, perché tutti siamo stati bambini e quando scriviamo qualcosa di inventato su un bambino di fantasia ci sbattiamo dentro i nostri ricordi. Non che sia sbagliato, è umano e logico: come potresti altrimenti arrivare a certe espressioni e pensieri dell'infante? Dice: ma ce l'avrai un fratellino o un figlio oppure un nipotino. Certamente, ma non è lo stesso. Sarebbero sempre i comportamenti che hai studiato dal di fuori e non dal di dentro.
    E poi c'è la storia che hai evocato tu, quella di "scrittori e non scrittori". A proposito, l'anno scorso ho letto qualcosa di tuo in merito all'infanzia, che non era certo male! E ci risiamo con "scrittori e non scrittori".
    Sei grande Nik! Ciao.

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  3. Avevo scritto un poema, ma si è autodistrutto, segno evidente che dovevo tagliare. Riporto solo la seconda parte: i libri d'infanzia più belli sono quelli scritti con l'animo di un bambino, cosa non facile, come dici tu, perchè per farlo occorre -credo- riappropriarsi della sostanza di cui era fatta la nostra creta prima che fosse modellata, messa nello stampino dell'adattamento sociale e cotta nel forno.
    Pinocchio è una bella storia d'infanzia ma scritta con la penna di un adulto, e così piccole donne, per dire.
    Perciò, senza starci tanto a pensare, butto lì qualche bel libro d'infanzia che mi è rimasto nel cuore: la guerra dei bottoni, ci sono bambini a zig zag, paddy clark ah aha ah, e la bellissima autobiografia LE CENERI DI ANGELA, di uno scrittore che amo, Frank McCourt.

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    1. Peccato per il poema autodistruttosi, capita anche a me coi pezzi migliori, porca vacca!
      Ribadisco: non è facile scrivere una storia di infanzia, e tu lo hai descritto benissimo "occorre riappropriarsi della sostenza di cui era fatta la nostra creta prima che fosse modellata". Ti è uscita proprio così? Complimentoni. Non voglio pensare però alla creta da modellare che viene confezionata in sacchi di plastica da 20 chili, anonimi e amorfi, ma ad una creta naturale, come certe crete che si trovano in Toscana.
      Sai che io ho in mente una storiaccia scritta -per meglio dire pensata e dettata da un piccolissimo bembino non ancora nato, che però non nascerà mai, perché malato, ma riesce a trasmettere a...qualcuno...suo nonno?...colui che vorrebbe fosse suo nonno?...
      Ancora non lo so, ma adesso mi ci metterò a pensare.
      Grazie per la soffiata della creta: hai ridato vita ad una idea vecchia. Avevo già il titolo "Il progetto di Gui".
      La scriverò se campo ancora.
      Ciao e grazie ancora, principessa.

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  4. Come ho potuto dimenticare the best?
    ALLE SETTE DEL MATTINO IL MONDO E' ANCORA IN ORDINE, libro mitico che lessi cent'anni fa e di cui ancora ricordo nitidamente la trama, mentre ho nitidamente dimenticato quelle degli ultimi libri transitati dal mio comodino in queste ultime settimane.
    E anche Gianburrasca, bellissimo!

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  5. Ahi, ahi, ahi! Vuoi dire che hai dimenticato anche la trama di Francoforte?
    Temo che questa notte dormirò assai male.
    Cigoleranno forte le alzavole sotto il mio materasso...

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  6. Risposte
    1. :)) nun se capisce tanto bbene; devi da esse più chiara, Ermengarda. Dice: e mo chedè? Nun la sapevi? Mbè mo te laricconto. Ricordi quela pizza der Manzoni? l'Aderchi? Er coro? Io javevo dato na corezzione Ecchetela:
      "Sparsa le trecce morbide
      sull'affannoso petto,
      respirò de dispetto,
      s'arigirò nder letto
      e disse a lui:
      vedemo 'npò se da sta posizzione
      rieschi a esse npò meno cojione"
      Dirai e mo che vor di?
      Gnente, li poeti se sprimeno in versi
      ma nun li capischeno
      tocca a l'antri capicce
      prova tu che sei professora
      e assisti da 30 anni l'andicappati
      Mbè, più andicappato de me!
      :))

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  7. Ma tu sei un caso irrecuperabile, Mister Iacoponis! :))

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  8. Mbè, nsomma, irrecuperabbile poi!
    Si sarvognuno se potessa fa un po' de respirazzione bocca a bocca, sempre mejo de 'n carxcio 'n culo.
    Ma poi te la sei aricordata la trama?

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  9. Tranquillo, francoforte non era nell'elenco dei "letto, dimenticato"

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  10. Parole come musica. Ogni tanto ci vuole.

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  11. Guarda come si è messo storto! Come a volersi far notare:))

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