venerdì 19 luglio 2013

TRE POESIE TRE

SENZA  TITOLO


Solo un bestemmiatore protervo e accanito,
coniatore di insulti fantasiosi
da centodieci et cum maxima laude,
poteva un giorno, o forse era una notte,
porsi un quesito urgente sulla divina natura
di quel Cristo che dileggiava, dissacrava
e violentava ogni momento.
Sei entrato dentro me come un colpo di vento
spazzando via foglie secche, stracci, cartacce
sporche insieme alle mille miserie
che lastricano l'anima mia da quando
ho incominciato a intendere e volere.
Ora dovrò fare i conti anche con te,
asso pigliatutto, che già hai agguantato e tieni stretto
tutti gli angoli di luce e di ombra
di una vita monotona, banale, senza forme,
senza picchi, tutta baratri, tutta fetore e liquame,
come la mia fino a ieri. Il dubbio resta
ancora, lo tengo in vita per testardaggine,
per non capitolare, per illudermi di potere
ancora vincerla questa impari battaglia senza più scopo.




L'UOMO  CHE  DIPINGEVA


L'uomo seduto al cavalletto dipingeva acqua
limpida con rapidi tocchi orizzontali del pennello
intriso d'acqua raccolta in una bacinella
da uno stagno vicino; l'uomo dipingeva cielo
sereno con veloci pennellate trasversali dal basso
verso l'alto, da sinistra verso destra senza mai
accavallare l'una all'altra. Immergeva il pennello
nell'aria sopra il suo volto e tagliava la tela
in tanti tratti obliqui. L'uomo dipingeva spazi
senza limite sulla sua tela bianca e poi col carboncino
ai quattro lati disegnava un occhio, sempre
lo stesso e immaginava fosse il suo occhio destro,
messo lì come un suggello, una firma, un attestato
di autenticità. Voleva concludere la sua
carriera di artista dipingendo spazi di acqua
e di cielo sulla sua tela nuda, all'infinito.
Ogni tanto si alzava dallo sgabello, indietreggiava
alcuni passi e rimirava l'opera che prendeva forma. 
In quei momenti immaginava che il suo patrimonio
genetico di origine divina, la sua cellula
eletta che Dio gli aveva data in prestito venisse
messa finalmente in azione, dopo tanta
inerzia. Chiudeva gli occhi e sognava.



IL  CAVALLO  CHIAMATO  BUCEFALO


Ho un occhio azzurro e uno nero
ma non mi chiamo Alessandro, né mio padre
si chiamava Filippo: galoppava sui monti
della Macedonia il mio genitore quando scoprì
la grotta dove s'era rifugiata mia madre
stremata dalla corsa. Mi chiamarono Bucefalo
e per anni ho servito il mio re, mentre lui
onorava me a cavalcioni della mia groppa.
Cheronea, Granico, Isso, le praterie persiane, giù
fino alla costa dell'India, finché lui morì.
Da quel giorno galoppo senza più cavaliere
cercandolo ovunque, finché ne sento la voce,
che mi precede e mi guida come
un filo invisibile nei prati infiniti
di questo universo che diventa sempre più
ristretto. Se mai ci incontreremo? Non importa:
quello che importa è che duri questo anelito
di ritrovamento, che questa speranza non crolli
distesa inerte su prati che diventano grigi e insonori.




18 commenti:

  1. Risposte
    1. Sì, lo so come la penzi; ma ammazzete quanto sei stracca! Te ce vedo sa, che leggi cor fiatone e che fai er comento co cinque lettere de larfabbeto, tre vocale e du consonante, co l'urtime forze prima de sdraiatte pe tera.
      Forza Mariagrà, se tutti noantri!
      :-)

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  2. vada per la seconda..magnifica!!
    sono belle tutte e tre ma la seconda mi ha rapita..sarà che ti ho visto..esattamente così

    caro Vincenzo..ora cerco Silvia e vado a bussare alla sua porta..spero di non tornare indietro spinta da una pedata ^__*
    dolce notte

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    1. La seconda parla della mia sfida con l'infinito che si nasconde dentro ciascuno di noi. Puoi creare -o ricreare- il cielo e il mare e poi dipingerlo senza usare più colori, ma elementi di cielo e di mare. Un po' difficile da spiegare, ma certe divinazioni arrivano una volta nella vita e bisogna stare attenti a captarle al volo.

      Pedata? E perché mai? È una persona squisita.

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  3. Ciao Vincenzo, come stai?
    Le tue poesie sono belle come sempre, vorrei dirti che la seconda è quel che preferisco, ma in realtà mi piace molto il tuo poetico racconto del cavallo, sono affascinata dal loro modo di essere indomabilmente irruenti, ho immaginato che fosse un cavallo persiano.
    Prima consideravo di più gli andalusi, invece i persiani hanno una linea più slanciata se non sbaglio, durante i miei studi spesso li disegnavo, mi piacevano tanto.
    Un saluto affettuoso

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    1. Bucefalo fu regalato ad Alessandro da suo padre Filippo quando aveva 12 anni. Non poteva essere quindi un persiano. Mi ha sempre affascinato, come raccontano gli storici e i cronisti del tempo, la capacità di questo cavallo di evitare ad Alessandro attacchi laterali che non riusciva a vedere perché non aveva gli occhi sui lati come appunto Bucefalo. Infilava sponte sua di gran carriera corridoi per portare il suo cavaliere fuori da mischie furibonde e cieche dove avrebbe ache potuto avere una botta inaspettata.
      Come puro sangue adoro i cavalli arabi, sono favolosi.
      Ciao S.Pia

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    2. Potrebbe essere un'antenato della razza Pindos, considerata dai greci quella più bella coraggiosa e forte.
      Scusa se insisto, ma è solo una mia curiosità.
      Ciao

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    3. Sinceramente non ci ho fatto studi sopra, quindi mi astengo dal prendere una posizione. Il mito di Bucefalo è legato al mito di Alessandro, ma credo che almeno gli storici seri ne abbiano parlato come di un cavallo eccezionale. D'altra parte come poteva venire in mente a Filippo di regalare al figlio dodicenne, futuro re, un ronzino? Doveva essere per forza un campione di bellezza e di virtù guerriere.
      Potrebbe essere lui stesso uno dei primissimi "ippòi" della razza Pindos, SPia curiosa, ma la curiosità non è solo declinabile al femminile, bensì in certi casi una sottile forma di intelligenza.

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    4. Ok, grazie! ;)))

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  4. pensavo alle bestemmie..e a chi bestemmia.
    Mi chiedo perchè insultare un povero Cristo che manco si conosce?..cosa ha fatto per meritarsi tutto ciò?
    L'altro giorno mi stavo recando in un ufficio quando passo davanti a ragazzi seduti attorno al tavolino di un bar. Uno di questi ha urlato una bestemmia quando si è accorto che una bici accidentalmente aveva urtato il suo motorino. Mi sono venuti i brividi, per le parole e per la cattiveria con cui inveiva verso Dio e quel povero uomo che gli aveva sfregiato lo scooter.
    Povera gioventù!!

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    1. Confesso di essere appartenuto a lungo -troppo a lungo- alla categoria degli imbecilli. Chi bestemmia lo è in toto. O pensi e credi che Dio esista in qualche luogo e allora se lo bestemmi sei un vigliacco, che sputa su Colui che gli ha dato la vita, oppure non ci credi, allora dimmi perché bestemmi chi non esiste, dimmelo!
      La veritè è che la bestemmia è come l'alcool, come la droga. Inizi per darti un contegno, sì siamo fatti così la maggior parte di noi maschi (ho deto maschi e non uomini), come se giocare a carte, fumare, farsi una ragazza, prendersi una sbronza, e dire una buona bestemmia sia un'emancipazione dalla fanciullezza, una dimostrazione di raggiunta maturità. Una cosa che ancora oggi mi spiego ma non capisco. Poi c'è stata l'Università. Non so le vostre, ma la mia, la Sapienza di Roma era un covo di bestemmiatori patentati, e allora giù ad inventare nuove porcherie.
      Infine, ultimo ma non secondo a nessuno, il periodo del militare: allievo ufficiale di complemento A.U.C. a Lecce.
      Gente, mai sentito tante bestemmie colare dalle pareti, dai soffitti, salire dagli scarponi puzzolenti, unirsi al sudore di marce al limite della sopportazione, mandate giù al ritmo di tre bestemmioni ogni passo, moltiplicato per gli ottocento uomini del battaglione!!!
      Un uragano di bestemmie, dette a gogò anche quando non servivano, dico quando se ne poteva fare a meno tranquillamanete. "Mi dai una penna" "A che ti serve sta porca M****** di penna?" "A finire di scrivere sta porco D** di lettera". Capito che roba?
      Abbrutimento totale, Ale, abbrutimento totale. Ne sono uscito vittotiosamente, ma devo vigilare perché a volte scivolano fuori senza che me ne renda conto. È stato un grande lavoro mentale, di cui sono orgoglioso quanto avere smesso di fumare.

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  5. pure io provo disprezzo verso i bestemmiatori: li considero persone rozze, sprovviste di sensibilità.
    se sento una persona bestemmiare ...
    basta, per me quella persona non esiste più.

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    1. Mamma mia, ma che sta succedendo oggi? Stamattina mi alzo non connesso con Internet e già fonte della prima incazzatura. Poi ci riesco da solo senza convocare un battaglione di parenti e conoscenti -INAUDITO, bravo Enzo- poi Silvia nel suo post mi fa un complimento grosso così! Comincio a temere slavine e cadute accidentali per le scale. Ripristino il contatto con internet e che cosa trovo, anzi ritrovo?...Te, Silvia, che fai un commento ad un mio post!!!
      Rileggo la nota, ok non parla dlle poesie, volevi troppo Iacopò, ma lei già te lo ha detto altrove che da come scrivi c'è da imparare, non pretendere troppo...
      Mi congratulo seco meco per essere riuscito in questi ultimi anni a non smoccolare in tua presenza, altrimenti ti avrei perduta per sempre...:))
      Scherzi a parte, mi rallegro che il tuo umore sia buono in questa infernale estate caldissima e mi rallegro di riaverti in squadra. Bentornata.

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  6. toc toc dove sei Vincenzo??
    visto che sei impegnato in altre cose permettimi di salutare Silvia che ho letto qui sopra!! tanto che ci sono ^__*

    Ovviamente lascio un saluto anche a te :))

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    1. E io mi prendo il saluto con piacere.:))
      Ciao Ale.

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  7. mi chiedo se siamo un pò tutti come Bucefalo.
    Quando perdiamo i nostri punti di riferimento barcolliamo nel nulla in attesa di un segnale, di una voce che sappia guidarci..e la seguiamo speranzosi di trovare un raggio di sole.

    Siamo alle prese con la pennichella??..vista l'ora!! ^_____^

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    1. La pennichella alle 16,50 è finita da un pezzo!
      Non dobbiamo barcollare in attesa di un segnale, perché potrebbe essere il suono di una sirena, una d quelle di Odisseo, non della polizia...meglio cercare immediatamente una via diversa, nuova, ecco soprattutto nuova, inesplorata, che dia voglia di ricominciare, magari solo per curiosità.
      Però a conti fatti e per esperienza personale, non fidarsi mai del nuovo e rimanere ben saldamente agganciati a quel che sai sicuro e conforme ai tuoi desideri.

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