mercoledì 16 maggio 2012

F & A

La telefonata arriva alle 11 di venerdì. Chicco si preoccupa della nostra salute.
-Se state bene possiamo lasciarvi i piccoli per il fine settimana. Volevamo fare un saltino a Milano. Fabio dorme da voi e Alessia dalla Stefi come l'altra volta.
-Non ti preoccupare, ché combiniamo.
-Che voleva? 
Mi chiede Anna Maria, subito preoccupata.
-Ci lasciano i bambini fino a lunedì.
-Ah!
Un commento che significa tutto e niente, ma le viene una nuova ruga in mezzo alla fronte.
-Metà qui e metà dalla Stefi, come la volta scorsa.
Anna Maria borbotta qualcosa. Non mi sembra entusiasta, ma bisogna capirla: da tre giorni ha il mal di testa.
-Solo Fabio dorme da noi, insisto.
-Per dormire potrebbero venire tutti e due. I bambini quando dormono nemmeno li senti; è quando sono svegli che sono agitati.
Ipse dixit. Meglio sprofondare il naso in un libro.

Lo sbarco avviene nel primo pomeriggio.
Immediato l'assalto al campanello indifeso:  a chi lo conquista per primo, a chi lo suona più a lungo.
Adesso aprire la porta, tenerla spalancata e scansarsi di lato perché la mandria travolge tutto.
Entrano come i cani da preda cantati da Giovanni Pascoli, che mantenevano vivo nelle narici anche per mesi l'odore dell'oggetto da agguantare: un pallone, un pupazzetto, una cartolina illustrata, una cosuccia da niente da noi dimenticata sul fondo di un cassetto dal Natale scorso. Tutto viene riesumato e buttato all'aria.
Intanto Chicco ci ha scaricato la sua tribù, gli indumenti per la notte, le mutandine e le canottiere di ricambio e se la batte veloce, felice e libero come un fringuello.
Per fortuna arriva Stefania, la nostra carta moschicida, perché quando c'è lei le stanno appiccicati addosso e noi respiriamo.
-Andiamo allo Spielplatz, al parco giochi.
Grida Stefi, che già ha l'affanno.
-Siiiiiiiiiiiiiiiiiii!
Così per un paio d'ore siamo salvi, penso io.
Mai abbassare la guardia, però, sosteneva Confucio.
Al parco giochi di Wörth non c'ero più stato dall'estate scorsa. Hanno montato una piramide costituita da un robusto palo di ferro al centro e una rete di funi, che ne discende dal vertice, alto circa dieci metri da terra. Le funi si intrecciano tra loro come una gigantesca tela di ragno, piantata al suolo in sei punti diversi. Il tutto è stato immaginato per ragazzini di qualche anno più vecchi dei nostri.
Fabio guarda e se ne resta alla larga, il fifacchione della famiglia; ma Alessia è un maschiaccio e proprio lì vuole andare. 
Hai voglia a dirle che è troppo piccola: lei vuole farcela e tocca a me starle attaccato perché non piombi sulla sabbia che sta al suolo.
Penso che farà mezzo metro e poi si stancherà. Alla faccia! In cinque minuti mi sta coi piedini all'altezza della faccia e vorrebbe ancora scalare la piramide.
Nella mia immaginazione la vedo venir giù come una colomba impallinata, rimbalzando di corda in corda.
-Scendi subito o ti vengo a prendere.
Ma come potrei fare? Mi vengono gocce di sudore all'idea.
Brandisco allora il mio cellulare come una scimitarra e la minaccio di chiamare il suo papà che se la riporti a casa, lei sola, mentre suo fratello rimarrà con noi.
Funziona. Scende, ma con un muso che le tocca i piedi e sembra intenzionata a non rivolgermi più la parola. Almeno è scesa e non mi costringerà a rischiare di rompermi l'osso del collo per tirarla giù dalla piramide.
Intanto poco più in là la mini porzione di Don Giovanni Fabio ha agganciato una ragazzina bionda, carinissima di almeno un anno più vecchia. Vicino c'è la mamma e lui, forte della sua faccia di bronzo, parla a entrambe velocissimo.
Colgo un frammento della conversazione.
-Ich lade dich an meinen Geburstag ein.
Accidenti, non ha sbagliato una sillaba!
La bimba ha spalancato la bocca.
-Ja? Schön.
Fabio corre da me e mi traduce.
-L'ho invitata per il mio compleanno e lei ha ditto che è bello.
Torna dalla ragazzina e parlotta.
Corre nuovamente da me.
-Quando è il mio Geburstag?
-A settembre.
Ritorna di corsa dalla ragazzina e da sua madre.
-September.
-Ja? Schön.
Torna indietro.
-Ha ditto Schön.
-Fabio, non si dice ha ditto, lo corregge sua sorella; si dice ha detto.
Poi rivolta a me.
-Fabio è stupido.
Ma già torna indietro il pomicione con notizie fresche.
-Viene pure la mamma. Ha ditto, ha detto bello, Schön.
La madre piena di sorrisi si porta via la biondina verso una Mercedes bianca. Leggo la targa: KH, Bad Kreuznach, 200 chilometri lontana. Temo che questo amore appena nato stia morendo.
La biondina saluta con la manina. Fabio le corre dietro e la bacia su una guancia.
-Tschüss, le grida mentre la macchina parte.
-Tschüss, Tschüss, e si gira.
Tutto finito. La Mercedes bianca è via.

Qualcuno deve aver detto Mc Donalds, la parola magica che scatena emozioni infantili. Me la posso immaginare la schiera di psicologi che si sono sfasciati la testa e venduti l'anima per rendere i loro centri di smistamento di Hamburger e patatine fritte sempre più a livello di pupi, pupette e giovani marmotte. E ci sono riusciti, cavolo! Quando entri sembra la casa dei sette nani di Biancaneve: i tavolinettini, le sedioline, le poltroncine girevoli basse tutte formato culetti in fresca e rapida crescita; i colori scelti per pavimenti e pareti adatti a nascondere lo sporco, che i tesorini fabbricano con assoluta genialità. Insomma tutto a misura "hallo Kitty" e mini uomini ragno. Soprattutto lo "Junior Packet", a forma di casetta con dentro un Hamburger, un mare di patatine e l'immancabile regalino.
Fabio e Alessia entrano sparati e vanno dritti alla cassa.
-Io voglio il blu.
-Io voglio il rosa.
Il più veloce, come sempre, Fabio che stavolta è fortunato: pesca la macchinina rossa di Mc Quenn, il suo eroe. Lei una slitta rosa con una diafana Barbie. E subito piange disperatamente perché anche lei voleva Mc Quenn, ma il fratello non lo molla.
La tregua è rotta e lei sbatte per terra la busta con le patatine fritte, frantuma l'Hamburger facendone schizzare il sugo di pomodoro sul tavolino e rovescia metà dell'aranciata sui suoi pantaloni. Ma Fabio tiene stretta la macchinetta rossa.
Stefi lancia occhiate disperate in tutte le direzioni, cercando di pulire il sudiciume e tamponando l'aranciata che gocciola coi tovaglioli di carta.
-Lascia perdere, le intimo; li fanno per i  bambini e il personale è abituato a sto casino.
Infatti già arriva un'addetta alle pulizie con la faccia sorridente. Ma Anna Maria e Stefania sono rosse in faccia come pomodori maturi, e allora non ci resta che la fuga.
-Alessia è stupida, non capisce niente, mi sussurra Fabio.
-Potevi farglielo almeno reggere in mano  per un minuto il tuo Mc Quenn, provo a dirgli.
-Non se ne parla nemmeno.
Riporto Stefi a casa sua e lei si trascina dentro Alessia in lacrime. Scappiamo via: ci barricheremo nel nostro fortino e non apriremo a nessuno.
Ma Fabio da solo è un angioletto quieto, che non fa nemmeno rumore.
Alle 21 la nonna lo infila sotto le coperte nel lettone; lui si adagia a bocca sotto e dopo due secondi già dorme. 
Lo guardo respirare calmo calmo e penso che domani sarà un altro giorno come questo, e poi un altro ancora, forse peggiore.
Che fortuna essere nonni.



6 commenti:

  1. coraggio, tra una ventina d'anni sarà diverso.

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    1. Grazie per l'augurio che mi fai, Soffio:))

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  2. Bellissimo. Ed è proprio vero che presi da soli sono sempre angioletti tranquilli. Ma se diventano due è come se diventassero venti, se diventano tre è come se diventassero trecento. Meravigliosi anche se stancanti, i bambini. Peccato che il mondo (leggi in questo caso mcdonald) sia solo pronto ad approfittarsi di loro, a far violenza ai loro sogni e desideri e gusti e fantasie per trasformarli in consumatori del peggio...
    Un abbraccio, caro amico.

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  3. Ti garantisco Nik che, se i figli "so piezz'e core", i nipotini, a coppia o sciolti, "so nu core 'ntere".
    Stancano tanto, ma ti riempiono la vita con la loro vivacità.
    E poi non ricordo di essermi più fatto tante risate da quando i miei figli erano piccoli: hanno trovate e battute eccezionali. L'ultima di Fabio. La madre gli chiede di mangiare un pezzo di pera, che fa bene, e lui le risponde: "Non me ne importa una mazza". Poi rivolto a suo padre: "Che è una mazza, papà?"
    Grande.

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  4. Quando un figlio si preoccupa per la nostra salute, al novantanove per cento è intenzionato ad attentarla! :)

    Che bello che Fabio sia rimasto a dormire ... Osservare un bambino che dorme è una di quelle poche cose che rinfrancano -distillano - purificano- rigenerano - non trovo il verbo giusto, prova tu :)

    Boccio la scelta gastronomica, naturalmente.
    Odio la grande emme, non ci ho mai portato i figli e faccio obiezione di coscienza ogni volta che a scuola qualcuno propone di portarci i ragazzi, attirandomi le ire dei colleghi ...

    ... Che ne dici, la prossima volta, di portarli a un pic nic sul fiume? :)

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    1. Parole sante: io mi preoccupo sempre quando qualcuno di loro mi chiede se sto bene; aspetto il resto della frase.

      Rivitalizzano, nel senso che ti danno nuova vita. Vedi sui loro volti la pace, la distensione e l'innocenza.

      Tu la odi, ma i pargoli di mio figlio ci vanno matti per la grande Emme. Impedirgli l'accesso al tempio equivarrebbe a scatenare l'inferno.

      Ci stavamo oggi, festa del papà qui in Germany, giorno festivo per via dell'Ascensione in cielo.
      Abbiamo fatto un pic nic in riva al Rhein. Un casino che non ti dico. Siamo stanchi morti, liquefatti, ma era una splendida giornata di sole, dopo tanti milioni di ettolitri di pioggia. Allora via, tutta guduria!:))

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